«Io, un milanese nello spazio Lassù sono tornato bambino»

Sei mesi è stato sospeso tra terra e cielo, nessun astronauta italiano aveva mai partecipato a una missione di così lunga durata. È Paolo Nespoli, 54 anni, milanese, ma dal 1996 a Houston, nel Texas, assegnato alla classe di astronauti XVII della Nasa. È volato nello spazio due volte. Nel 2006 e quest'anno: a maggio è rientrato dopo 157 giorni trascorsi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Nespoli ha trascorso questa coda d'anno in tour per l'Italia per raccontare lo spazio. Lo abbiamo incontrato ad Assisi, ospite del convegno 21 Minuti, accanto a Nobel ed eccellenze di vari settori.
Lui minimizza, ma la sua è una vita piuttosto speciale. Dapprima opta per la carriera militare, e come un fulmine ottiene quello che si raccoglie in una vita intera. Non è però soddisfatto, a 26 anni decide di fare l’astronauta e consegna una lettera di dimissioni al generale. Che gli dà del pazzo. «In quel momento non avevo gli strumenti necessari per aspirare a questa carriera, ma era il sogno da bambino. E poi la tenacia trasforma ciò che all'inizio sembra impossibile in inevitabile». Va a New York e ottiene un Master of Science in Aeronautics, a Firenze lavora come ingegnere progettista. Quindi è all’Esa, in Germania, nel team dei formatori degli astronauti. Il seguito è storia nota. Così come è nota l'amicizia con Oriana Fallaci, conosciuta in Libano; la giornalista si ispirò a lui per il personaggio di Angelo nel romanzo «Insciallah».
Ora Nespoli è in attesa di una nuova spedizione, sta di base in Texas ma gira come una trottola per il mondo(«in ottobre ho contato 26 imbarchi in 21 giorni») per parlare della sua esperienza spaziale. Il Natale lo ha trascorso in Brianza, dove è nato.
Cosa le mancava della terra quando era lassù?
«Gli amici, il contatto umano»
E ora cosa le manca dello spazio?
«La sensazione, tipica di un bambino, di esplorare, di scoprire e conquistare un nuovo mondo. Quando sei nello spazio, vanno reimpostati persino i movimenti più automatici».
Cosa Le hanno insegnato i due soggiorni in orbita?
«Quando si osserva la sottile atmosfera che avvolge il pianeta ci si rende conto che se non ci fosse, la terra sarebbe completamente diversa, e per questo dobbiamo trattarla bene».
Nello spazio, come cambia la percezione del tempo?
«Lassù ci sono 16 albe e 16 tramonti in 24 ore. Il tempo è programmato dalla centrale di Houston, la tua vita è totalmente in mano a tecnici, e questo fa un certo effetto. La giornata va dalle 7.30 de mattino alle 7.30 di sera. Nella quotidianità, non mi è possibile dormire oltre le cinque ore, e non mi crea problemi. In orbita, invece, il difetto di sonno lo avverto pesantemente, faccio errori stupidi per mancata concentrazione».
Come è l’ambiente della Nasa?
«La Nasa ci ha portato sulla Luna e soprattutto ha reso pubblica la sua missione, ci sono immagini che documentano l’operazione, mentre dei russi non abbiamo nulla. Sfida l’impossibile, sembra non avere confini. Però è un ente governativo, e quindi deve rispondere a politici che, lo sappiamo, difficilmente hanno visioni a lungo termine. Per questa ragione non si va su Marte».
Quando si andrà su Marte?
«La missione avrà luogo quando i cinesi decideranno di dimostrare la loro potenza. E questa fu la stessa molla che spinse gli Usa quasi mezzo secolo fa. Dovremmo creare un ente mondiale e lavorare come umanità affinché non sia l’americano, o l'europeo o il cinese ad agire, ma un ente sovranazionale».
Cosa ne pensa del turismo spaziale?
«Fra venti o trent’anni sarà sviluppato. Fare l'astronauta sarà come fare il pilota d'aerei. Ora è solo una questione di costi».