"Io il monello di X Factor? No, l’Umberto Eco del rock"

Il cantante presenta la nuova edizione dello show di Raidue: "Con Simona litigo ma è intelligente e con me è affettuosa"

Milano - Poi lui si ferma d’improvviso e dice: «Se morissi adesso, sarei molto contento di ciò che ho fatto finora». Giornata di presentazione della nuova edizione di X Factor e Morgan è frenetico: parla, risponde, gesticola, si atteggia come quelle rockstar alla David Bowie che hanno un’immagine netta ma i contorni molto sfocati. Nella squadra di questo talent show che riparte lunedì sera su Raidue, Morgan è il cavallo pazzo, musicalmente coltissimo e dialetticamente imprevedibile, una specie di Don Chisciotte appiedato che nella faciloneria pop ha trovato i suoi mulini a vento: li combatte ma tanto loro continuano a girare. E così ti dice che Giusy è solo «bravina», sapete quella Giusy Ferreri che X Factor ha trasformato nel fenomeno pop dell’anno scorso, e poi che lui ci rimaneva malissimo quando la gente gli diceva: «Ma cosa ci fai in tv, tu sei un cantautore impegnato».

E adesso non le dà più fastidio, caro Morgan?

«Pure Pasolini andava in tv: la tv è una cosa che c’è, esiste, mica si può far finta di no».

Magari a scatenare i pregiudizi sono i suoi siparietti con Simona Ventura, le baruffe sui giudizi da dare ai concorrenti. Fanno tanto reality show.
«Non siamo un reality, per carità: siamo un talent show».

Ma i litigi ricordano altri programmi.

«Con la Ventura va tutto bene: è affettuosa, intelligente, ama il confronto».

Invece la Maionchi se la cava con due parolacce.

«Lei è l’x factor di X Factor. Una favolosa discografica».

Lei invece è il monello. Oltretutto adesso è vestito come uno scolaretto, con un fiocco nero al collo. Sembra quasi Franti di «Cuore».

«Sono vestito come lui ma io vado bene a scuola».

«X Factor» ripartirà lunedì, il giorno dopo il decimo anniversario della morte di Fabrizio De André. Lei ha inciso per intero un suo vecchio album, «Non al denaro, non all'amore né al cielo».
«E difatti, prima di capire che io ho una seria solidità musicale, molta gente mi diceva: che ci fai in tv tu che hai cantato De André? Un martellamento. Ma anche De André andava in tv».

In questi giorni lo celebrano (giustamente) in ogni modo.

«E sono sicuro che a lui piacerebbe tutto questo can can commemorativo, fatto di articoli, servizi televisivi, mostre. Gli piaceva piacere, altrimenti non avrebbe fatto questo mestiere».

Durante X Factor andrà in scena anche il Festival di Sanremo.
«Non so neanche chi canterà, sono proprio fuori dal mondo».

Lei però anni fa ci è andato con i Bluvertigo.
«Faceva parte di un percorso. Io faccio musica come Umberto Eco studia semiologia: seriamente. Ogni scelta musicale che ho fatto è stata studiata e pensata per bene».

Però è snob. Lei dice cose del tipo: anche i rumori sono musica.
«È vero».

Mai come oggi la musica è stata così diffusa e utilizzata.

«Il problema è che oggi tutto è sonorizzato, la musica è diventata funzionale e non è più pura».

Aveva ragione Brian Eno quando prevedeva che sarebbe diventata solo un sottofondo.

«Purtroppo sì anche se spero sempre di no».

C’è chi dice che lei adesso faccia tv perché con la musica si guadagna poco.

«Ora non guadagno certo più di prima. I bei contratti li ho firmati prima di X Factor. Diciamo che adesso vado in tv ma continuo a suonare. Quando in giro non sento musica che mi piaccia, me la incido io».

Allora cosa sta incidendo?

«Italian songbook. Un disco di canzoni italiane che in passato hanno avuto successo all’estero, vere ma anche finte».

Finte?

«Mi sono inventato brani che avrebbero potuto cantare Elvis Presley o Tom Jones. E ce n’è uno che ho scritto io pensando di essere De André che componeva per Lou Reed».

Quantomeno imprevedibile. Perché ha detto che se morisse ora sarebbe contento?

«Lo dico spesso ma poi penso a mia figlia Anna Lou e la smetto subito».

Quanti le chiedono ancora di Asia Argento, la mamma di Anna Lou?
«Pochissimi. Ormai hanno capito chi è davvero».

Lei però ci ha messo parecchio.

«Ho sofferto come un cane dopo la separazione. Ma forse ne avevo bisogno, ora sto meglio e sono una persona migliore».