«Io, Mourinho, la Champions: mi sa che è la volta buona...»

Il capitano dell’Inter lancia la nuova stagione: «Temo Juve, Roma e Fiorentina. Il Milan? Dipende...»

L’appetito vien mangiando. Tre scudetti nelle ultime tre stagioni hanno - se possibile - stuzzicato ancora di più la fame di vittorie dell’Inter e della sua storica bandiera, il capitano Javier Zanetti. Che quest’anno vuole vincere tutto, in Italia e in Europa. Invitato al festival LatinoAmericando alle porte di Milano per raccogliere fondi per la sua fondazione Pupi («Stiamo costruendo una casa a Buenos Aires per assistere le giovani madri in difficoltà», racconta) il capitano dell’Inter, ai nastri di partenza della sua quattordicesima stagione nerazzurra, ha parlato a tutto campo di quella che, ormai, è la sua seconda casa.
Mercoledì si raduna la nuova Inter di José Mourinho. Ha già avuto modo di parlare con lui?
«Non appena ha firmato il contratto con l’Inter, mi ha telefonato e questo mi ha fatto enorme piacere. Ad Appiano arriva un allenatore di grande esperienza: per Mourinho parlano soprattutto i risultati: è l’uomo giusto perché l’Inter possa continuare nella sua striscia di vittorie».
Anche in Champions League?
«Speriamo di sì. Credo che abbiamo la forza e l’organico giusto per fare benissimo in coppa, senza dimenticarsi del campionato, dove possiamo continuare la nostra striscia positiva. Anche se vincere non è mai facile».
Cosa manca all’Inter di coppa, per essere letale come l’Inter di campionato?
«La continuità. La passata stagione, siamo arrivati al duplice incontro con il Liverpool non al top della condizione e con tanti infortunati: in una grande competizione e contro una grande squadra sono fattori determinanti. Ma questo non deve e non può essere un alibi».
Capitolo campionato. Siete ancora i favoriti?
«Credo che quest’anno il campionato sarà ancora più equilibrato rispetto alla passata stagione: non sarà facile, ma lotteremo fino all’ultima giornata».
Chi potrà darvi del filo da torcere?
«Faccio tre nomi: Roma, Juventus e Fiorentina. La Roma è una squadra che sta dando grande continuità al proprio progetto, la Juventus sta costruendo un grande organico e la Fiorentina è guidata da un allenatore molto intelligente».
E il Milan?
«Dipende da quanto riuscirà a rinforzarsi: se arriveranno dei giocatori importanti, allora credo che potrà benissimo competere con noi».
Intanto avete comprato Amantino Mancini...
«Un ottimo giocatore, capace di saltare l’uomo e di far male alle difese avversarie: viene a rinforzare ulteriormente un gruppo che ha già dimostrato di essere molto valido».
Mentre con «l’altro» Mancini l’addio è stato inevitabile?
«Credo che Moratti, quando ha deciso di cambiare, abbia fatto una scelta pensando innanzitutto al bene della società. Ma chi ha parlato di spogliatoio spaccato in due si sbaglia, altrimenti...».
Altrimenti?
«Altrimenti, dopo l’eliminazione in Champions League non saremmo più stati in grado di vincere il campionato. Invece lo spogliatoio si è unito attorno al mister e ha dato una grande risposta di carattere: e questa è stata la dimostrazione che con Mancini abbiamo fatto un grande lavoro».
Il mercato dell’Inter, ruota solamente attorno a un nome: Frank Lampard...
«Ne so quanto voi. Quello che conosco in merito è perché l’ho letto sui giornali...».
Nessuna novità, dunque...
«Spero che il presidente e Marco Branca stiano facendo il massimo per trovare una soluzione: Lampard è un giocatore che farebbe molto comodo all’Inter perché con lui diventeremmo ancora più forti. Speriamo, però, che alla fine riesca ad arrivare da noi».
È a 40 presenze da Giacinto Facchetti, che in nerazzurro ne ha collezionate ben 634: questa potrebbe essere la stagione del sorpasso...
«No, non ci penso quasi mai. Prima viene il bene della squadra e le vittorie di gruppo: i record personali passano in secondo piano».
Blatter, a proposito del caso Cristiano Ronaldo, ha dichiarato che i giocatori non possono essere schiavi dei club: lei che è all’Inter dal 1995, non si sente un po’ schiavo di Moratti?
«Per niente. Anzi, devo ringraziare il presidente che mi ha portato in Italia quando ero ancora uno sconosciuto, mi ha dato fiducia e mi ha permesso di giocare in club così ricco di storia come l’Inter».
Lo schiavismo c’entra poco...
«Assolutamente. Rimanere all’Inter per così tanti anni è una decisione che ho preso autonomamente: una decisione dettata dal cuore, dalla riconoscenza per Moratti e dalle soddisfazioni che ho raccolto con questa squadra».
Una scelta che rifarebbe?
«Senza dubbio. Ora l’Inter per me è solo motivo di orgoglio e soddisfazione».