«Io, nel buio a caccia degli sciacalli»

nostro inviato a San Demetrio (Aq)

«Capitano finalmente siete arrivati. Qui gira brutta gente, so’ sciacalli. Camminano con tre pulmini bianchi, li hanno visti tanti miei concittadini, mi stanno a telefonare in continuazione. Questi vanno e vengono lungo la strada di sotto, si fermano, si guardano intorno, poi ripartono, e si rifermano. Parcheggiano, spengono le luci e aspettano. Sembrano scemi, e invece, secondo noi, scemi non sono... ». Quando la lunga e colorata carovana della Protezione civile termina il periplo del colle che costeggia San Demetrio, di fronte al campo sportivo il chiacchiericcio è dedicato agli avvoltoi che svolazzano in paese per arraffare averi e ricordi nelle case. Le due di notte sono volate da poco quando il capitano dei carabinieri Paolo Befara scende in corsa dalla gazzella e invita i cittadini alla calma. «Ora ci informiamo, tranquilli». Via radio al 112 partono le segnalazioni, ma c’è un problema nel problema: ognuno ricorda numeri e lettere diverse per le medesime targhe da rintracciare. La ronda ufficiale e le improvvisate ronde «fai da te» concordano sul lasciar fare ai primi, perché ai secondi in quel momento spetta collaborazione fisica per smistare il traffico della colonna nel campo di fronte alla pro loco. Intanto arrivano i nostri, anticipati non dal suono della tromba ma dai colori del lampeggiante d’ordinanza: il cielo corvino è squarciato d’azzurro, e tutti tornano a sperare in un’insonnia da combattere solo con le scosse. Ma l’emergenza-ladri incalza ovunque. Non siamo ai livelli di guardia della prima ora quando tante mani si sono allungate ovunque e il sisma aveva preso «a morsi» le case. No, ora che attorno ai paesi-cimitero le cinturazioni umane sono volutamente ben visibili, i profittatori delle disgrazie altrui vagano altrove. Mascherati da finti soccorritori, peggio da parenti o familiari in lutto. Alcuni a piedi, altri hanno la fisionomia di un’ombra. C’è chi s’è messo a rincorrere un fantasma, chi ha sbagliato persona e ha chiesto scusa. Una decina i casi segnalati, altrettanto quelli sospetti, sette volte di più i falsi allarmi. Si corre con sirene a Monticchio, si devia muti in via Mulino di Pile dove i carabinieri sorprendono in casa... i padroni di casa, che non se ne voleva andare. Nel centro dell’Aquila è meglio non provarci; i grassatori di turno girano lontani.
«Agiamo sulle segnalazioni dei cittadini, che saranno anche diverse, ma finora non troviamo riscontri», taglia corto il capitano all’ennesima insistenza del cronista a bordo. Eppure, anche se nessun artista del mordi e fuggi finisce in rete, l’autoradio dei carabinieri è costretta a farselo tutto il giro della morte, quello che da Paganica scende a Tempera per inoltrarsi a Totani, Torninparte, soprattutto Onna, e poi San Gregorio, Fossa, Villa Sant’Antonio e di nuovo a passare dal via, a San Demetrio. Non sta bene parlarne. Anche se dalle abitazioni manca qualcosa, amen. Se l’è fregato il terremoto l’anellino del moroso o la collana di nonna. L’ordine è di ridimensionare il fenomeno, che se c’è rischia di non fare onore a un popolo fiero e valoroso come quello abruzzese. Questa gente nemmeno ci sta a dare addosso ai due romeni, fermati e rilasciati alle porte dell’Aquila.
Girovagando di ronda fino all’alba ti accorgi che la sentinella vigile e discreta, il miglior antidoto ai malintenzionati, risponde a due categorie ben definite: il parroco e il maresciallo di stazione. Il primo confessa peccati, il secondo perdona i peccatori che non possono esser chiamati sciacalli se da un tenda della croce rossa a notte fonda hanno sfilato una doppia razione di rancio: «Qui a Paganica, nel mio regno - smorza la tensione il luogotenente Maurizio Facchini, molto di più di un carabiniere di quartiere - non può succedere niente. Garantisco io. Ho sentito di sciacallaggi vari ma qui, su questo fazzoletto di terra nel quale ho perso un ex brigadiere e i parenti di un mio aiutante, escludo che qualcuno possa solo provare a svaligiare una casa. Può succedere, e forse è successo, che dal campo attrezzato scompaiano bottiglie d’acqua o coperte, ma sul resto la vigilanza è alta». Altissima. Visto che ad accerchiare i paesini demoliti e le chiese ricche d’opere d’arte, i carabinieri hanno piazzato 425 militari, altrettanti i poliziotti, per non dire dei finanzieri sfornati in quantità industriale dalla scuola sottufficiali dell’Aquila. La ronda del 112 riprende quando l’alba s’incrocia col tramonto del giorno dello sciacallo. Per questioni di mera visibilità, la razzia nelle case è rimandata a stanotte.