Io, nella giuria che ha scelto Arisa. "Vedrete, è la nuova Giusy Ferreri"

Quando l'abbiamo vista la prima volta era impacciatissima, ma appena ha
attaccato «Sincerità» non abbiamo avuto dubbi, neanche sulla voce e sul
look

Sanremo - Ma accidenti, questa ha l'X Factor. L'abbiamo pensato tutti quando abbiamo visto per la prima volta Rosalba Pippa a SanremoLab. Era ottobre, freddissimo qui a Sanremo. Ah, Rosalba Pippa è Arisa e SanremoLab è quell’officina musicale che seleziona due (o tre) cantanti per il Festival di Sanremo. Spieghiamo: i candidati (quest'anno più del solito) si iscrivono, vengono a lezione, cantano un brano inedito, vengono votati e poi scartati oppure ammessi a giocarsi il Festival di Sanremo. E, diciamolo, ci ho creduto subito. E poi, con me anche gli altri della commissione (Massimo Cotto, Franco Zanetti, Massimo Poggini, Andrea Rodini, Maurilio Giordana) non abbiamo praticamente avuto dubbi sin dal primo momento: Arisa era la cantante giusta nel momento giusto, una come ce ne sono soltanto ogni tanto e beato chi le incontra.

E pensate che quando si è presentata in questa stanzetta dell'Ariston, proprio in fondo alla galleria con le foto grandi di Domenico Modugno, di Claudio Villa, di Iva Zanicchi, sembrava arrivare da un altro mondo. Aveva di fianco, quasi la proteggesse, il fidanzato Giuseppe Anastasi, forse il miglior nuovo paroliere della musica leggera italiana, docente al Cet di Mogol, uno che non ha cultura, non ha spocchia, non lo conosce nessuno ma ha le parole giuste, che arrivano al cuore. «Beppe, se vado di qua va bene?». Era vestita con una salopette di jeans stile cancelli della Fiat al Lingotto nel 1981, sì proprio così, e non diceva una parola. Muta.

Ha cantato Sincerità che sembrava quasi svenisse, una voce che era un palpito, un brano che vinceva a mani basse, così, soffocato tra i riverberi di una sala prove. «Va bene?», l'unica richiesta soffiata lì a occhi bassi. Perché andava bene? Perché Sincerità è un fox trot, anzi «un fox trottino» come l'ha definito Lelio Luttazzi, un motivo anni cinquanta come non se ne sentono da tempo e che quindi è una sorpresa. Ma lei, cara Arisa, è vestita come se cantasse L'avvelenata di Guccini, mica un pezzo stile Quartetto Cetra.

Ecco, quella è stata la svolta di Arisa. Prima di partecipare alle selezioni del mese dopo, è partita da Roma per trascorrere un giorno a Milano con Andrea Rodini e la sua compagna regista. Lì sono nati gli occhialoni neri, i vestiti stile bambolina. Quando Bonolis se l'è vista di fronte al Casino di Sanremo, non ci ha pensato un minuto e neppure Mazzi: presa, occhialoni compresi. Da allora Arisa non è cambiata di una virgola perché non le riesce proprio: lei è autentica, è quel che vedete. E chissà come reagirà alla pioggia di successo che le sta cadendo addosso. Semplice, aprirà il suo sorriso indifeso e provate a resisterle, se ci riuscite. Scommettiamo che sarà la nuova Giusy Ferreri?