«Io, nipote del Vate ho imparato ad osare» L’imprenditore, discendente diretto del «poeta-soldato» Gabriele, nuovo responsabile «azzurro» della cultura in Lombardia

Di certo il nonno lo avrebbe sostenuto, con la forza della parole di cui era maestro. Forse avrebbe addirittura sbandierato il suo celebre motto che incita a osare a ogni costo - «Memento audere semper» – scolpito sulla facciata del Vittoriale a Gardone Riviera, e nelle pagine di storia del Novecento. E a quel motto Federico D’Annunzio, che dal nonno Gabriele ha ereditato non solo il physique du role o la burrascosa vita sentimentale ma anche l’ambizione e l’energia contagiose, si è ispirato davvero. Romano di nascita e milanese d’adozione, l’«imprenditore-filosofo» Federico D’Annunzio, nipote legittimo del «poeta-soldato» Gabriele D’Annunzio, all’età di 44 anni spesi tra azienda, tre figlie e tre mogli, ha deciso di scendere in campo. Prima scrivendo il «Manifesto per un nuovo liberalismo etico» (facendosi portavoce di valori come la responsabilità individuale, la sostenibilità o la propensione al cambiamento), poi «arruolandosi» nei circoli del Buon Governo di Marcello Dell’Utri, infine guadagnandosi la stima dei vertici di Forza Italia, che a ottobre lo hanno nominato responsabile del Dipartimento Cultura della Lombardia. «Sono convinto che alla base della crisi economica del Paese ci sia una crisi di valori, e che spetti alla politica, in particolar modo alla cultura, fornire le linee-guida per uscirne. Per questo sono entrato in Forza Italia: per un senso di responsabilità verso la comunità».
In perfetto stile dannunziano…
«Il paragone è inevitabile, e fa sorridere. Ma non mi sono ispirato al nonno, né penso di essere come lui. Ho scelto apposta un settore, quello dell’alta tecnologia, dove il cognome non conta nulla. La politica è una passione che ho fin da ragazzo. A 18 anni facevo parte del consiglio di istituto del “Parini“, e per cinque anni ho lavorato nella Gioventù Liberale. Poi, nel 2008, ho conosciuto Dell’Utri e sono entrato nei suoi circoli».
E oggi è responsabile del Dipartimento Cultura della Lombardia di Forza Italia. Ne ha fatta di strada.
«Ho preso il posto di Stefano Zecchi che è diventato consigliere regionale del Dipartimento. Quando sono arrivato non c’era nulla: mancavano le persone, una struttura, i contenuti. Non essendo un “uomo di cultura“, ho contattato intellettuali, filosofi, alcuni fra i più importanti operatori del centro-destra per chiedere quali fossero le “urgenze“. E a partire dalle loro indicazioni ho messo in piedi una struttura funzionale dove oggi lavorano più di quaranta persone».
Prime attività?
«Ho istituito l’Osservatorio Lombardo della Cultura per mappare in modo integrato le attività delle associazioni culturali sul territorio, che finora non avevano un coordinamento. Siamo già a un terzo dei lavori, e contiamo per ottobre di mettere tutti i dati on line. Poi ho creato un comitato scientifico di esperti nei diversi campi: tra gli altri, lo scrittore e saggista Giordano Bruno Guerri per la storia, Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale, per le mostre, Luigi Mascheroni, giornalista del Giornale e docente universitario. Il 24 aprile a Mantova faremo il primo convegno al quale interverranno il ministro Bondi e il presidente del Touring Club Italiano Roberto Ruozi sul tema della “Bellezza e Responsabilità“. Altro tema dannunziano, ma conforme alle linee-guida del governo».
Come si coniuga il tema della Bellezza con il territorio? Cosa manca a Milano per essere una città «bella»?
«Il sindaco Moratti e l’assessore Finazzer Flory stanno facendo molto. La cultura deve riprendere i contatti con l’impresa, le attività produttive, le università. Creare dei canali di ascolto e di partecipazione, senza perdere di vista la qualità».
Come sono i rapporti con Finazzer Flory?
«Molto buoni. A breve ci sarà la presentazione nel nostro Dipartimento delle attività dell’assessorato. L’idea è di stabilire un percorso insieme: la politica può, e deve essere, un’opportunità e una risorsa per l’amministrazione».