«Ma io non ci rinuncio me lo metterò in tasca»

Antonietta Di Martino, cattolica, va in pedana con simboli religiosi

Gli «atleti di Cristo» brasiliani lasceranno a casa le magliette inneggianti al Redentore, non ci saranno nuovi velocisti neri a rivendicare la parità per la gente di colore e - soprattutto - nessuno manifesterà in alcun modo per l'indipendenza del Tibet o per il rispetto dei diritti umani in Cina. Il Bocog, il comitato organizzatore dei Giochi Olimpici di Pechino 2008, ha cominciato la sua attività di «prevenzione» diramando una circolare in cui si vieta ad atleti e componenti delle delegazioni di portare con sé opuscoli e simboli religiosi e politici. La paura è quella di eventuali «rigurgiti di democrazia». Peccato che nella lista dei simboli proibiti rientri anche la croce cristiana.
Antonietta Di Martino, primatista italiana nel salto in alto (2,03 m) e argento ai mondiali di Osaka, è profondamente cattolica ed è rimasta sorpresa dal del divieto, senza precedenti nella storia dei Giochi: «È una decisione stranissima e incomprensibile», commenta.
Voi atlete dovrete tenere la fede fuori dalla pedana?
«Macché, la fede uno se la porta dentro. Non è obbligatorio esibire simboli».
Però lei il crocifisso lo indossa.
«Certo, lo porto sempre. E di solito porto con me anche la Bibbia o i miei libri di preghiere. Magari non li leggo, ma sono comunque un conforto».
E ora che c’è il divieto di Pechino?
«Non mi sembra democratico. Ognuno dovrebbe godere della libertà di culto. Però per me non è un dramma. Se per qualche motivo sarà vietato esibire simboli, allora vuol dire che li terrò nascosti, magari in una tasca».
Insomma, non si straccerà le vesti?
«Ma no, non sono il tipo. La religione è un fatto intimo. Non penso certo che senza crocifisso le gare andranno male: questa è superstizione».
Nella sua carriera le sarà capitato di gareggiare con atlete che portavano simboli di altre confessioni. È proprio così traumatico?
«Per nulla. Il simbolo più comune è sempre il crocifisso. Lo portano in molti, Isinbayeva in testa (la primatista russa di salto con l'asta, ndr). Però ricordo che a Edmonton una martellista egiziana gareggiò con il chador. È un fatto culturale e personale, vietarlo è un atto arbitrario».
Lei colleziona angeli. Non saranno banditi pure loro?
«Speriamo di no (ride). Loro mi seguiranno lo stesso».
E pensare che nell'antica Grecia i Giochi erano un'occasione per rendere onore agli dei…
«Già, e si fermavano pure le guerre. Oggi questo spirito si sta perdendo. Non vorrei che anche stavolta ci fossero problemi alle Olimpiadi e non vorrei che la religione fosse presa a pretesto per restrizioni e scontri».