Io non ci sto

Quando ho sentito parlare Ugo Intini del «governo di Tel Aviv», facendo finta di non sapere che il governo israeliano non si trova a Tel Aviv ma a Gerusalemme, ho capito che era meglio andarsene. Questa sessione delle commissioni Esteri e Difesa del Senato riunite per far finta di discutere una decisione già presa e attuata dal governo è un artificio intollerabile. Tutta l’operazione Libano è ignobile. Il Parlamento è stato truffato dal governo e scippato dei suoi doveri e poteri, il ministro degli Esteri se ne va a braccetto con gli uomini di Hezbollah e nessuno dice più che gli Hezbollah sono l’unica causa di questa crisi che ha spinto una parte (una parte soltanto) dell’Europa, più precisamente quella delle steppe, delle patate e della mortadella, a mandare i suoi figli a rischiare la pelle per nulla. Per nulla.
Il governo aveva dato la sua parola attraverso la bocca di D’Alema, che il Parlamento sarebbe stato informato prima di ogni decisione. Non lo ha fatto e il Presidente della Commissione Esteri Lamberto Dini ha parlato di un generico e ridicolo «accelerarsi degli eventi» che ha costretto il governo, poveri cari, ad agire senza chiamare le Camere. Accelerazione di quali eventi? Ma lo spettacolo che fa veramente rabbia è che una buona parte degli uomini della Casa delle libertà bofonchiano, si indignano con nobile senso della misura, ma poi alla fine voteranno per il governo perché cosa fatta capo ha, che è esattamente la linea di questo governo senza voti e senza pudore. È questo, infatti, il governo del fatto compiuto. E quando è stato compiuto un fatto, allora si sollevano obiezioni di buona educazione, questioni di buona creanza istituzionale, degli ohibò da tè delle cinque, ma si lascia fare. E questo è veramente insopportabile, anzi indecente.
Che cosa diavolo andiamo a fare in Libano? Nessuno te lo dice chiaramente. Disarmare coloro che da oltre dieci anni lanciano missili su Israele nascondendo le rampe dentro caseggiati di otto piani pieni di donne e bambini, così da far diventare mostro chi si difende? No, escluso. Hezbollah sono patrioti che forse sbagliano e forse no. Anzi, hanno buone ragioni e buoni missili. E allora? Andiamo forse lì per obbligare, mano alla pistola, l’esercito libanese a farlo con le sue forze, come l’Onu aveva già intimato da anni, e disarmare Hezbollah? Manco a parlarne: i libanesi hanno detto che Hezbollah sono loro commilitoni. Le armi sono russe e vengono dall’Iran, via Siria che le passa ai terroristi. Che si fa con l’Iran? Comprensione, dice il governo italiano: poveretti, non si stanno costruendo l’arma nucleare per ridurre Israele in polvere, come scrivono su tutti i loro giornali e urlano nelle televisioni. Macché, avete letto male; ha stabilito D’Alema che il nucleare dell’Iran è più pacifico di un agnello di Pasqua e che serve solo a produrre energia, cosa strabiliante essendo l’Iran la più grande riserva di energia naturale del mondo. E allora?
L’orologio del conto alla rovescia fa tic-tac e si avvicina l’ora X in cui si deve decidere se fermare l’Iran con la forza o lasciare l’Iran padrone di tutti i campi: in Irak, in Siria, in Libano, con tutte le sue armi ex sovietiche riciclate dagli uomini di Putin. E allora? Che cosa stiamo facendo in Libano? Forza di interposizione? E che vuol dire: tra i due litiganti il terzo si mette in mezzo, come se i due litiganti fossero alla pari? Come se uno dei due non fosse l’aggredito? Dice: ma il governo israeliano ci ha ringraziato. Grazie tante, Israele è allo stremo, l’economia è distrutta, tutto è fermo e a Gerusalemme (non a Tel Aviv, signor Intini!) sono pronti a tutto pur di avere uno straccio di pace e se l’Europa delle patate e della mortadella dice che ci prova, loro poveretti aspettano di vedere, prima di giudicare e dicono va bene, fate, fateci vedere.
Lo stesso hanno detto gli americani anche sull’Iran: fateci vedere voi europei di che cosa siete capaci per fermare l’Iran nucleare, ma se non lo fate, voi sapete che poi lo sporco lavoro lo dovremo fare noi. Tutti aspettano di vedere che cosa farà l’Europa del Foie Gras e dell’Emilia Romagna, di quali prodezze si renderà protagonista. Ma intanto Al Qaida, dove c’è gente cui tutto puoi dire meno che siano scemi, ha detto che per loro il contingente italiano e francese è una pacchia, un tiro al piccione, la fiera delle bare. Reazioni italiane? Silenzio. Tutti zitti: amici degli amici dei terroristi, sottobraccisti dei terroristi, millantatori di un piano che non c’è, decisi a mettere a repentaglio le migliori risorse della Difesa italiana che ha schierato uomini sulla sabbia. Perché non siano sbarcati nel porto di Tripoli di Libano, per esempio, non si sa. Sabbia e sacchetti per fare dirette televisive in cui sono state mostrate anche le procedure che non si dovrebbero far cedere: facciamo vedere i muscoli, facciamo i conti con Israele per la gioia di tutti gli antisemiti rossi e neri, andiamo a sfottere l’America, che dal Libano se ne andò dopo aver subito dei massacri spaventosi negli anni Ottanta, ai quali neanche replicò. L'America fece le tende e ciao. A noi, chissà perché non dovrebbe capitare, anche se Al Qaida ce l’ha promesso.
E tutto questo, senza ancora sapere, lo ripetiamo, che cosa diavolo si va a fare lì. A chi mettiamo la canna del fucile sotto il naso? E se non siamo andati a mettere la canna del fucile sotto il naso di qualcuno, perché mandiamo fucili, canne e uomini? Non ti rispondono. Non lo dicono, non lo sanno, lo sanno ma lo nascondono, certamente non lo sa il Parlamento della Repubblica italiana che è stato estromesso e trattato nello stesso identico modo in cui è stato trattato dal primo giorno: regole calpestate, diritti calpestati, le Camere non si convocano e nessuno trova da tirar fuori l’articolo 11 della Costituzione che vieta la guerra, come hanno fatto a noi per cinque anni. Loro, le sinistre, per carità, fanno il loro mestiere, sono anche affascinanti nella capacità di sopraffare. Ma noi! Che diavolo stiamo a fare noi liberi e liberali? Perché diavolo dobbiamo votare questa pericolosissima robaccia? Qualcuno ce lo dica senza fare il furbo, per cortesia. Io ho detto che voterò no e voterò no. Ma questo non basta. Spero che anche altri votino no. E che quelli che stanno per votare sì ci pensino tre volte. Questa guerra è inutile e malvagia, è pericolosa e arrogante, ed è una guerra senza truppe che parlino inglese, non ci sono americani, inglesi, irlandesi, australiani, neozelandesi. È un brutto sintomo. Non ci sono quelli che hanno vinto la seconda guerra mondiale contro il nazismo e la terza contro il comunismo. L’America sorride mestamente, Condy è paziente e intelligente, ma la frattura si sta profilando. L’Europa sta tradendo Israele («il governo di Tel Aviv») e sta abbandonando l’America. Questa Europa è destinata ad abbracciare la Russia, a sostenere l’Iran, a chiudere gli occhi quando la catastrofe starà arrivando, e non sarà una piccola catastrofe: sarà il tracollo della nostra civiltà e della nostra identità, sarà l’olocausto dell’Occidente. Per questo, intanto, mi sono alzato e me ne sono andato.
p.guzzanti@mclink.it