Ma io non voglio la mia città a libertà vigilata

Siamo alla deriva. Questa città ha esaurito i lucchetti. Chiusi i parchi e chiuse le piazze, e ora chiuso il divertimento. Anzi, in libertà vigilata. Siamo in un recinto. È come tornare indietro con gli anni, con mamma e papà che ci dicono di tornare a casa entro le 11. Ma i commercianti da cui arriva l’idea di guardie giurate (con tanto di pistola!) e steward a controllo della movida, e il Comune affascinato dalla trovata, non sono né mamma né papà. Il problema è la sicurezza? Qualcosa non torna. Perché la città è presidiata da polizia, carabinieri e pure militari. E se non è sicura, allora le forze dell’ordine sono inutili. Ci dicano dove sta la verità. Senza aggiungere altre uniformi nelle strade. Ultima cosa. Qualcuno crede davvero che, davanti a uno steward, un ubriaco o dei ragazzi che si fanno una canna si alzeranno chiedendo «scusa, ce ne andiamo un po’ più in là»? Ne riparliamo dopo la prima rissa.