«Io, nuotatore incallito finito all’ospedale»

Faccio parte dei cento e più finiti all’ospeale a causa dell’inqinamento marino e temo anche di essere stato il primo «fesso» a buttarsi nell’acqua nonostante fosse evidente che sarei finito nella «spazzatura».
E’ successo giovedì scorso in uno stabilimento balneare di Quarto. Maschera, pinne e via, per un lungo giro, corredato da qualche immersione. La barba non fatta ha favorito qualche infiltrazione nella maschera che spesso ho dovuto vuotare e rimettere. Quando sono tornato a riva gli occhi mi davano fastidio: piccole punture e luce del sole difficilmente sopportabile.
Passerà. Doccia e... altro bagno per raggiungere Caterina, una bimba di nove anni che ho «adottato» come nipote. Stavolta senza maschera e pinne, con testa sott’acqua come sono abituato a nuotare.
Al ritorno gli occhi erano in fiamme. Bruciavano e il mondo dalle strette fessure delle palpebre era tutto velato. Sono andato in farmacia ma ho trovato un dottore che mi ha rifilato un collirio «da donna». Come dare il finocchietto all’asino. Il mattino dopo sembravo Ray Charles bianco. C’è voluto lo scalpello per aprire gli occhi e mi sono fatto accompagnare al pronto soccorso del Galliera. «Bella infezione» sono state le prime parole della dottoressa che mi ha visitato. Collirio al cortisone e due giorni in casa perchè per uscire avrei avuto bisogno di un cane pastore.
Il prossimo bagno conto di farlo in un posto diverso, possibilmente lontano da Genova e dai suoi depuratori che non mi sembrano molto funzionanti.