«Io, omosessuale e di destra Solo la sinistra mi discrimina»

da Milano

Per dirla come la dice lui: «C’è qualcosa di peggio che esser gay in un Paese cattolico. Ed è essere di destra in un Paese in cui la cultura e il movimentismo sono appannaggio della sinistra». Era in viaggio per Lubiana, sabato scorso: gli organizzatori del Gay pride sloveno lo hanno poco gentilmente invitato a tornarsene a casa. Voleva partecipare al Gay pride di Bologna, sabato prossimo: il Comitato italiano gli ha fatto capire che non è il benvenuto. Allora ha scritto una testimonianza al Secolo d’Italia, che l’ha titolata così: «Io, gay discriminato da quelli del Gay pride».
Daniele Priori, non le resta che cambiare sponda.
«Politica o sessuale?».
Veda lei.
«Mi domando perché un gay di destra deve rinunciare a rivendicare i suoi diritti».
Ma cosa è successo?
«Nel febbraio scorso con GayLib, l’unica associazione gay di destra, decidiamo di proporre al Gay pride di Bologna un convegno su Dante Alighieri e gli omosessuali».
Bell’idea, il Sommo Poeta vi ha sbattuti all’Inferno.
«Era un modo per elevare il dibattito, l’analisi dei canti della Divina Commedia ci pareva più utile dell’ostentazione di tette e culi».
E?
«Ci rispondono solo a maggio, dicendo che non ci sono i soldi, che peraltro non abbiamo chiesto, né gli spazi. Insomma, non è aria».
Quindi?
«Decidiamo di fare il Pride della destra gay, a Provesano, sulla tomba di Pim Fortuyn, il leader della destra olandese, gay dichiarato, ucciso nel 2002 da un fanatico di sinistra a quattro giorni dalla vittoria elettorale che lo avrebbe reso primo ministro».
Poi partite per Lubiana.
«Ma durante il viaggio ci telefonano e dicono: “Se onorate un fascista xenofobo evitate pure di venire”. Aggiungono che i berlusconiani non sono bene accetti».
E voi?
«Noi abbiamo preso atto e siamo tornati a casa, perché da liberali e libertari siamo rispettosi delle opinioni di tutti. Al contrario di questa sinistra ormai extraparlamentare che per tornare in auge sta allungando le mani con violenza sui movimenti, cercando di fagocitarli».
Si nota una punta acida.
«Sono inferocito. Per ottenere dei risultati i movimenti devono essere trasversali alla politica, non appiattirsi su un unico partito. Infatti in Italia non si ottiene mai niente».
Roberto Calderoli vi chiama «culattoni».
«A Provesano c’erano tutti i vertici leghisti locali».
Vabbè, ma le uniche battaglie per i vostri diritti le fa il centrosinistra.
«Questo è un falso storico. Negli anni Novanta, prima dell’11 settembre che ha reso tutti bacchettoni in difesa della cristianità, c’erano state molte aperture dalla Casa della Libertà. Nel 2003, 50 deputati di centrodestra hanno firmato una proposta di legge per i Pacs. Alessandra Mussolini nel suo “governo penombra” ha messo alle Pari opportunità Enrico Oliari, presidente di GayLib. Per non parlare delle aperture di Gianfranco Fini sulle coppie di fatto».
Vladimir Luxuria si è battuto per i Dico.
«Vladimir al massimo rappresenta i transgender, certo non me. I Dico sono un compromesso al ribasso inaccettabile, perché non riconoscono la coppia».
Vorrebbe il matrimonio?
«Sarebbe il compimento dell’uguaglianza sociale».
Per la Chiesa sarebbe la fine della famiglia.
«Ma qui parliamo di matrimonio civile. Comunque, visto che in Italia bisogna confrontarsi con il sentire cattolico, ci accontenteremmo di veder riconosciuti i diritti della coppia, come la reversibilità della pensione, il diritto alle case popolari, alle visite in ospedale, all’eredità».
Come si fa?
«Intanto bisogna cambiare il Gay pride: troppo folklore è controproducente».
Adesso è lei il bacchettone.
«Sono realista. O si dice che è solo un carnevale, oppure, se si carica questa giornata di un significato politico, allora bisogna pensare a chi c’è dall’altro lato del tavolo delle trattative, e andarci in giacca e cravatta».
Lei è fidanzato?
«Convivo da un anno e mezzo».
Vorrebbe adottare un bambino?
«No, i bambini non sono cavie. Hanno diritto a una famiglia naturale. E l’Italia non è pronta».
È mai stato boicottato?
«Mai. Anzi. Sono portavoce della giunta di centrodestra del Comune di Marino, in provincia di Roma. Il sindaco Adriano Palozzi mi ha messo in prima linea. Il solo boicottaggio che ho subito è quello della sinistra».