«Io, papà della Lega ma ultimo in lista»

Bruno Ravera, l’ultimo dei padri fondatori rimasti nella Lega Nord.
«Umberto a parte, sì».
Correva l’anno?
«1989. Ci vedemmo in un bar di via Lunigiana, a Milano, e decidemmo di fondare la Lega».
Lei aveva fondato l’Union ligure un paio d’anni prima.
«L’allora Alleanza Nord, trascinata dalla Lega Lombarda, funzionò e guadagnò due europarlamentari, Francesco Speroni e Luigi Moretti. Bossi mi telefonò in vista delle elezioni comunali. In Liguria, a Chiavari, decidemmo di correre con il nuovo simbolo, ma senza rinunciare all’Union ligure».
Son passati vent’anni. Adesso Ravera quanti anni ha?
«80».
Non è l’ora di farsi da parte?
«Guardi che sono stati i Giovani della Liguria a insistere perché mi candidassi alle Europee, io non volevo».
Non voleva ma alle scorse politiche c’era di nuovo lei a fare da capolista al Senato.
«Lasci stare, sono inferocito. Questi lombardi cercano di far fuori la Liguria».
Con chi ce l’ha?
«Sono come i frati, chiedono l’elemosina e non danno niente in cambio. Ma non sono davvero leghisti, sono infiltrati».
I nomi, Ravera.
«Castelli Roberto le basta? Era capolista in Liguria, anche se in Liguria non c’è mai stato. Mi aveva garantito che sarei andato in Senato. Invece ha optato per il mio seggio».
Ohibò.
«E adesso ci riprovano».
Beh, adesso sta a lei, alle Europee ci sono le preferenze.
«Il nostro consiglio nazionale aveva deliberato che ci fosse un solo candidato ligure a Strasburgo».
E invece?
«E invece Roberto Maroni ha voluto anche Sonia Viale, così dal consiglio federale sono arrivate indicazioni diverse».
Quindi?
«Quindi non ce la farà nessuno dei due, perché si disperderanno i voti, che in Liguria sono solo 750mila. È demenziale».
Beh, almeno la Viale è giovane...
«Oh belin, le ripeto: se me lo avessero detto prima mi sarei fatto da parte. Invece mi hanno infinocchiato».
Fra lei e la Viale sarà una guerra fra poveri.
«Sì. Anche perché spenderemo soldi per una campagna elettorale inutile».
Lei è proprio genovese...
«No, guardi. Io bevo champagne e non ho bisogno di un seggio, né della Lega per vivere. Nel ’92 Bossi mi offrì un posto da deputato, ma preferii restare in consiglio regionale, sul territorio».
Nel ’94 fu tra quelli che se ne andarono per protesta contro il patto con Silvio Berlusconi.
«Tornai nel ’97, perché in fondo io e Umberto siamo rimasti sempre amici. La Lega stava andando male, tornai per risollevarla».
La chiamavano l’«attacchino».
«Tappezzavo le città di manifesti e volantini. Ma a quei tempi era dura per noi leghisti».
In Liguria avete avuto tempi bui.
«È una regione rossa, se si esclude Imperia. Per questo sono arrabbiato. Dovrebbero premiare i nostri sforzi, invece pensano solo alla Lombardia».
Boicottano lo sbocco al mare della Padania, dice?
«Ci trattano come i parenti poveri. Gli faremo pagare il dazio per vedere il mare, ai lombardi».
Lei è presidente onorario del Carroccio ligure. Le mancano di rispetto.
«Lei scherza, ma è così. I nostri giovani sono arrabbiatissimi. Maroni facesse il ministro, invece di occuparsi di candidature».
Dicono sia stato Bossi a volere lei in lista alle politiche.
«Io e Umberto siamo sempre stati amici. È delizioso».
Delizioso, il Senatur...
«Senza di lui il Nord non sarebbe unito, ha da sempre il fiuto per ottenere risultati».
Ora in che posizione è in lista?
«Sono l’ultimo vecchio del partito con Bossi e sono ultimo in lista. L’ho chiesto io, per distinguermi dal mucchio».
E la Viale?
«È settima. Nel mucchio».
Adesso che farà, una protesta ufficiale all’amico Umberto?
«No. Adesso vado a portare focaccia e vino bianco al Lagaccio, il quartiere di Genova dove siamo riusciti a evitare la costruzione della moschea. Si lavora, qui».