«Io paralizzata, il mio violentatore libero»

Di giorno la riabilitazione motoria, e nei lunghi pomeriggi la solitudine a farle compagnia, insieme a ricordi e alla paura di ritorsioni conseguenti alla denuncia, sottolineata da porte e finestre sbarrate. Sette mesi fa Marya, 23enne ucraina, era una ragazza piena di vita e di progetti da spendere in Italia, dove sperava di farsi una famiglia. Adesso invece è soltanto una vittima costretta su una carrozzella dalla quale difficilmente si rialzerà. Cerca di dimenticare quello che le hanno fatto il 27 luglio scorso, prima tentando di violentarla, poi buttandola dal sesto piano di un palazzo a Lainate, perché si era opposta allo stupro.
Cosa ti tormenta di più in questa brutta storia?
«Soffro a pensare che dopo quanto accaduto, i responsabili rimangano impuniti come se niente fosse. Mi chiedo cosa stiano aspettando i giudici a intervenire. Forse che quelle stesse persone ripetano ad altre donne quello che hanno fatto a me? Nel vostro Paese a volte sono più tutelati i carnefici che le vittime».
Forse i magistrati stanno aspettando di acquisire prove certe...
«Sono passati sette mesi: di quanto tempo hanno ancora bisogno? La mia famiglia si è rivolta al Consolato e a un legale privato per chiedere una giustizia rapida che tarda però ad arrivare. Non dovrebbe essere automatico che chi commette un reato paghi senza sollecitazioni?».
La tua storia ha però dell’incredibile. Non pensi vada indagata a fondo?
«Sicuramente, e chi doveva farlo ne ha avuto tutto il tempo. Cos’altro aspettano? Che ci siano ancora vittime? Chi mi ha preso di mira è abituato a simili comportamenti, quindi è pericoloso per tutta la società. Quello che però mi fa più male è il fatto che fino a oggi ho trovato difficoltà a farmi credere, a spiegare quanto realmente accaduto in quell’appartamento. E se penso che chi mi ha ridotto su questa carrozzina è ancora libero, come faccio a non credere che la mia parola di donna e di straniera conti poco in questo Paese?».
Potrebbe essersi trattato di un incidente, di una caduta fortuita... forse eri un po’ brilla.
«Certo, in macchina abbiamo bevuto un po’, ma poi giunti a Lainate ho vomitato tutto e sono tornata sin troppo lucida. Al punto da capire benissimo che ero finita in una trappola architettata per me. Infatti, nonostante avessero assistito al tentativo di violenza, sia la mia amica Natasha, ma anche gli altri due ragazzi sono andati via, lasciandomi sola col padrone di casa e con l’amico. Sono stata chiusa in casa, mi sono difesa e sul mio corpo sono rimasti evidenti i segni, riscontrati anche in ospedale. Ma non ce l’ho fatta a resistere alla brutalità di quella bestia che dopo le minacce, a spintoni mi ha fatto volare dalla finestra».
Eppure eri riuscita a scendere in strada, dopo il primo tentativo di stupro avvenuto in bagno. Potevi scappare Invece sei tornata in quell’appartamento.
«Ci avevo lasciato il mio telefono, l’iPod e altri oggetti e ho chiesto loro di restituirmeli. Avrei telefonato a qualcuno per farmi venire a prendere, visto che il palazzo si trova in una zona isolata. Ho insistito e mi sono seduta sul pianerottolo piangendo e strillando. Per farmi smettere il mio aggressore mi ha trascinato dentro; poi ha chiuso il portoncino blindato facendo sparire le chiavi. Così sono rimasta prigioniera e in balia della sua bestialità, visto che anche l’altro ha ignorato le mie suppliche».
Marya capisce che sta per consumarsi la violenza, si difende e rimane mezza nuda; infine va verso la finestra per chiedere aiuto. L’aggressore però la raggiunge, le fa capire di essere un «duro», e per dimostrarlo la spinge nel vuoto. Un volo di oltre 20 metri: un miracolo che si sia salvata.