«Io, parlamentare indagato per aver difeso la mia legge»

Bornacin (An) vuole risposte dalla giunta bicamerale per le autorizzazioni a procedere Inesattezze sul decreto che fissa l’udienza

(...) Cosa è successo? Che a Genova una sentenza aveva fatto scalpore. A breve distanza dall’entrata in vigore della legge che regolava l’immigrazione di extracomunitari in Italia, imponendo anche misure rigide e restrittive per i clandestini, due magistrati genovesi avevano emesso una sentenza favorevole a due immigrati irregolari in quanto erano venuti in Italia perché nel loro Paese d’origine vivevano in condizioni disperate. Una decisione, secondo quanto dichiarato da Bornacin, Castelli e Barnaba, che andava contro la stessa legge Bossi-Fini. «Avrò detto che i magistrati applicano la legge a piacimento - si sforza di ricordare oggi il parlamentare di An -. Non posso ricordare con esattezza, mi viene detto che è una cosa accaduta il 3 e 4 marzo 2005. Quotidianamente mi occupo di questioni legate alla politica e faccio considerazioni, interventi, come posso sapere cosa ho detto più di due anni fa? E questa è una delle cose più gravi».
I tempi della giustizia non fanno certo sconti agli onorevoli, ma il problema è che Bornacin, di essere sotto indagine, l’ha scoperto ieri per caso. «Mi è stato notificato un atto che fissa un’udienza a Torino - spiega il senatore -. Il pm Maddalena aveva chiesto l’archiviazione, ma i due magistrati hanno fatto opposizione e quindi ci sarà questa udienza. Altrimenti non avrei neppure saputo di essere stato querelato». Cose normali per un cittadino. Il problema è però che Giorgio Bornacin, così come Roberto Castelli, quegli attacchi alla sentenza dei magistrati genovesi Federico Augusto Mazza e Marco Panicucci li avrebbero fatti proprio in quanto esponenti politici, artefici della legge, cioè «nell’esercizio delle loro funzioni». «E se non ricordo male in quell’occasione avevo anche presentato un’interrogazione parlamentare», incalza Bornacin, a ribadire che lui stava intervenendo su un argomento ben preciso e legato all’attività di rappresentante del popolo.
«Chiederò immediatamente al presidente della giunta bicamerale sulle autorizzazioni a procedere se sia o meno lecito che io venga informato di un’inchiesta a mio carico in questo modo, a due anni di distanza, e soprattutto se è normale questa indagine - garantisce il senatore -. Apprendo con soddisfazione che il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione per la denuncia, ma il fatto mi sembra comunque grave».
Oltretutto il decreto di fissazione dell’udienza in camera di consiglio conterrebbe anche due inesattezze formali di non poco conto. Il giudice torinese infatti prende spunto dalla «richiesta di archiviazione presentata dal pm, dottor Maddalena, in data 29/06/07». Cioè una richiesta arrivata molti giorni prima che il 29 giugno 2007 veda l’alba. Un errore chiaramente materiale, che tuttavia potrebbe inficiare l’atto. Anche Cetara, il giornalista che ha raccolto le reazioni dei politici, si chiama Graziano e non Gaetano come nominato nel documento. Piccole, grandi inesattezze che tuttavia scompaiono, secondo Bornacin, di fronte alla gravità di un’accusa mossa a un parlamentare che interviene per difendere una legge che ha votato.