Io, picchiato a tradimento da una squadraccia ultrà

Milano. L’ultrà mi guarda fisso negli occhi «Avanti, avanti» mi sfida. Io sto solo cercando di sfilargli da sotto i piedi un collega di Repubblica riconosciuto dai picchiatori in sciarpa neroazzurra e aggredito. Infatti mi limito a gridare «fermi» e «lasciatelo». Ma cosa volete che capiscano questi individui. Lui si mette in guardia e spara un calcio al basso ventre. Scorretto ma «telefonato», infatti non ho difficoltà a parare il colpo, bloccare il piede e prepararmi a reagire. Scordavo che sono ultrà, mica gentleman. Arrivano subito gli altri. Tre, quattro cinque, mani che spingono. Perdo l’equilibrio, finisco a terra, mi cade il toscano dalla bocca, gli occhiali da sole volano, le lenti tintinnano andando in frantumi. Sono in loro balia, non mi resta che applicare l’unica tecnica possibile in questi casi. Rannicchiarsi, mani a proteggere la testa e sperare. Cominciano a piovere colpi, alla schiena, al torace, al ventre, alle gambe.
Insomma la solita metodica scientifica della squadraccia che sa solo sopraffare l’avversario isolato e quando è a terra. Dura poco. Interviene subito un capo ultrà, non certo animato da pietà o cavalleresco disgusto per il vile pestaggio. Capisce che non è buona pubblicità per chi vuole farsi passare per vittima di un brutale sistema repressivo. Allontana i compari. Mi alzo, mi giro, non voglio sia finita qui. Ma il mio «salvatore» mi affronta a muso duro. «Ma non capisci che qui finisce male, vattene, vattene subito». La fuga è intollerabile. Ma non ci vuole molto a fare due conti, rimanere, sarebbe un inutile massacro. Vedo l’amico di Repubblica in sella alla moto di un collega del Giorno che l’ha recuperato al volo e portato in salvo. Be’ è finita. Raccolgo gli occhiali da sole e mi incammino nella direzione opposta a quella presa dal corteo degli interisti. Umiliato. Le ho solo prese e non credo (ma chi se lo ricorda poi?) di essere riuscito a restituire un solo colpo. Li sento in lontanza. Fieri e tronfi della loro azione. Urlano slogan contro tutti, si ritengono delle vittime della società. Incompresi. Mentre di incomprensibile c’è solo la loro cieca violenza e la loro vigliaccheria. Ah, tra l’altro io sono interista.