«Io, polacca, vi racconto i nuovi schiavi»

«Ricordiamoci che una macchina per lavorare la terra costa molto più di una persona da sfruttare»

«Con l’arrivo dell’estate i lavoratori stagionali sono molto richiesti. Sono i neo ed extracomunitari che da giugno a settembre vengono a lavorare nelle campagne italiane a guadagnare in un mese quello a casa loro guadagnerebbero in sei. Vanno a Trento e a Bolzano a raccogliere le mele, in Puglia in pomodori o in Lombardia a mungere le mucche».
Magdalena Szymkòw è nata a Stettino in Polonia nel 1973. Giornalista e regista, vive a Milano da sei anni, dove è corrispondente dall’Italia per il quotidiano Gazeta Wyborcza. Attualmente sta realizzando un documentario sul grande scrittore polacco recentemente scomparso Ryszard Kapuscinski e si occupa d’immigrazione. L’anno scorso, una sua inchiesta sui raccoglitori polacchi di pomodori in Puglia sfruttati e maltrattati ha fatto discutere e ha messo in luce lo stato disumano in cui erano costretti a vivere.
Com’è adesso la situazione?
«Grazie alle denunce dei media è migliorata, ma temo che ci siano ancora casi analoghi. La malavita ha interesse a mantenere questo stato di cose, i caporalati e tutto il resto. Non dimentichiamo che una macchina per lavorare la terra costa molto di più di uno schiavo da sfruttare. Dopo i polacchi stanno arrivando gli ucraini, i bielorussi, i moldavi e così via. È probabile che se ne vedano ancora delle belle».
Cosa l’ha spinta ad occuparsi di questi problemi?
«Ho vissuto sulla mia pelle le difficoltà degli immigrati, le code in questura per ottenere il permesso di soggiorno, le complicazioni di vedere il mio titolo di studio riconosciuto. So bene cosa si prova. Certo, rispetto ai miei connazionali più disperati sono una privilegiata. Faccio parte di quella generazione di giovani europei, sempre più numerosi e trasversali - a volte con scarsi mezzi economici ma spesso con una buona base culturale - che grazie alla crescente integrazione tra gli Stati europei hanno sempre di più la possibilità di viaggiare. Consideriamo normale cercare un posto di lavoro lontano da casa, magari per qualche anno e poi ritornare in patria forti di una nuova esperienza. Questo vale anche per altre categorie come badanti e colf: dopo anni di lavoro tornano in patria e con i soldi italiani si costruiscono la casa».
Non è così per tutti.
«Ci sono milioni di persone costrette ad emigrare per motivi di guerra, fame, carestie, questioni politiche e così via. Per loro lasciare la propria terra è l’unica possibilità. Ma diciamola tutta: a chi piace lasciare la casa, gli affetti, le tradizioni? Se ogni tanto si pensasse in questi termini si avrebbe un atteggiamento meno ostile nei confronti di questa gente sfortunata».
Le statistiche dicono che gli italiani temono sempre di più gli stranieri.
«È normale, succede ovunque nel mondo, diciamo che in Italia il fenomeno dell’immigrazione è più recente, quindi la paura è maggiore. Se le politiche italiane ed europee sapranno essere più progettuali, ferme e nello stesso tempo umane, l’integrazione sarà sempre di più una risorsa. Altrimenti anche la Barriera di Milano potrebbe trasformarsi in una banlieue francese».