«Io, il prof che studia corna non posso essere tagliato»

Un giorno il discepolo chiede al suo maestro zen quale sia il segreto della vita. Il maestro risponde semplicemente: «Attenzione». Il discepolo insiste: «In che senso?». E il maestro: «Attenzione, attenzione. Null’altro». Dovevano essere un po’ così, misticamente zen, anche le lezioni del professor Paolo Casanova, docente di Trofeistica alla facoltà di Agraria di Firenze.
Dovevano, perché dopo le inchieste del «Giornale» sulla proliferazione dei corsi di laurea (passati in pochi anni da 2.400 a 5.900), la ventata moralizzatrice si è abbattuta sugli insegnamenti che il prof impartiva a un manipolo di fedelissimi: «All’inizio una ventina, ma eravamo arrivati a trenta studenti», scandisce il professore con l’incredulità di chi proprio non riesce a capire perché la mannaia dei tagli si sia abbattuta proprio sul suo corso. Anzi no, Casanova, che insegna nella stessa facoltà in cui si è laureato nel 1967 e ormai è alla soglia della pensione, una spiegazione se l’è data, e l’ha confidata a un cronista del Corriere di Firenze che l’ha intervistato: «Perché tagliano trofeistica? Perché è una disciplina importante e qui tutte le cose importanti saltano via».
Inutile spiegare che l’ateneo si è ritrovato con un bilancio groviera ed è stato costretto a passare dagli allegri sperperi all’austerity per non rischiare di fare la fine del cugino senese, sull’orlo della bancarotta. Probabilmente per il docente era meglio tagliare altrove, che so un arido esame di ingegneria elettronica o una ridondante cattedra di economia. La decisione di accanirsi su di lui lo ha sorpreso come una fucilata alla schiena. Che onta per uno abituato a impallinare non tanto gli studenti agli esami quanto gli animali del bosco. Di Casanova, infatti, si può dire tutto tranne che sia solo un teorico della scienza dei trofei: il prof vanta la bellezza di 50 licenze di caccia e soprattutto, come riporta il sito dell’editore dei suoi saggi, si dedica a inseguire «la beccaccia con cani di razze continentali».
Il cronista che l’ha avvicinato naturalmente non ha mancato di porre al docente la domanda che per settimane ha arrovellato mezza Italia: ma che diavolo è la trofeistica? E qui il prof ha messo da parte la doppietta e si è immedesimato nel maestro zen. Naturalmente la trofeistica è il Tutto, è una Weltanschauung, un’intera concezione del mondo. Rivelata da un paio di corna: «È una scienza esatta - s’inorgoglisce il prof - che attraverso lo studio dei trofei di caccia, le corna degli ungulati, è in grado di dirti con precisione lo stato di salute di un ecosistema». Ma attenzione, la materia non è solo importante per la propria crescita personale e filosofica, Casanova giura che sono assicurati anche gli sbocchi professionali: «I miei studenti non credo restino disoccupati più di un mese», garantisce. Chi sono i clienti? «I cacciatori», una vera miniera d’oro secondo il docente, «perché mica vanno a caccia così, hanno bisogno di un capocaccia che gestisca il territorio. Chi sceglie la libera professione poi, si copre d’oro».
Casanova è così convincente che sembra di sentire il tintinnio dei dobloni e vien voglia di correre a iscriversi. E ora che lui è stato iniquamente messo da parte? «Non so, io il prossimo anno andrò in pensione», si rammarica il docente. Continuiamo così, facciamoci del male.