«Io re del blues, Vasco del rock Tutti gli altri ci stanno dietro»

«Una volta mi ha dato un testo per un brano ma era troppo breve. Io sono più complesso»

nostro inviato a Parigi

Complimenti Zucchero, mica capita spesso di vedere un italiano sul palco dell’Olympia.
«Certo la soddisfazione è enorme, prima di debuttare qui ero nervosissimo come dovrebbe essere qualsiasi musicista. Sa qual è la differenza tra un musicista e un cantautore elettrico come tanti artisti italiani?».
Dica pure.
«Il musicista fa quello che vuole e va dappertutto. Il cantautore no. Io, con rispetto parlando, sono come Van Morrison o come BB King, che cantano dove gli pare, sia che ci siano centomila persone o cento. Io dove godo, vado».
Stavolta andrà avanti per due anni filati: un tour mondiale lunghissimo.
«Andare in tournée è un’altra vita, non come quando sei a casa e fai quello che ti pare. Durante i mesi dei tour stai con gli altri, ci sono le scadenze, i tempi imposti e non sempre mi piacciono. Ma non posso stare senza. Vasco Rossi invece è più casalingo».
Ha detto di essere il re del rock.
«Vero. E io sono quello del blues».
Sembra una sfida come quella tra Beatles e Rolling Stones. Qualcuno ha scritto che nel brano Un kilo ci sia un riferimento polemico a lui.
«Ma no, quando dico che “il suo cervello non pesa un kilo” mi riferisco a me, ai discorsi che mi faccio quando sono in giornata negativa e mi sembra di non riuscire a combinare nulla. Io penso da sempre che Vasco sia il più grande rocker italiano come Ramazzotti è un fuoriclasse del pop. Gli altri sono bravi, ma mi sembrano un surrogato».
Ci sarà mai una canzone firmata da Zucchero e Vasco?
«Lui è un tipo imprevedibile, un po’ come Johnny Hallyday che è venuto a cantare qui con me. Magari mi telefona alle quattro del mattino tutto esaltato e poi sparisce per settimane. In più non gli piacciono i duetti».
Però lei potrebbe sempre scrivere la musica e lui un testo.
«Questo è il guaio, un bel po’ di volte siamo stati lì lì per farlo. Una volta mi ha mandato un testo, ma erano solo poche parole».
Non bastavano?
«A me ne servono di più. Sono più complesso. In Italia c’è gente che ti consegna un testo di due frasi e non si può cambiare nulla. Quello è. All’estero è diverso, c’è più elasticità».
Ad esempio?
«Bono degli U2 mi ha mandato tre versioni diverse di Blue e addirittura cinque per Miserere. Anche Elvis Costello me ne spedì cinque per Miss Mary. Così, come se fosse la cosa più naturale del mondo».