«Ma io resto con gli alleati»

Cattozzo, non si poteva rinviare tutto?
«E perché? È stato un congresso regionale annunciato da tempo e regolare. Si è capito subito che, nonostante le dichiarazioni di Adolfo, un paio di settimane fa, la maggioranza era con me e Calcagno. Inutile negarlo i numeri usciti dai congressi provinciali non sono stati uguali a quelli del congresso regionale di ieri, dove molti ci hanno dato ragione. Siamo per un'unica Udc con Cesa e Casini come leader indiscussi».
Ma tutti gli amministratori e gran parte dei dirigenti del partito se ne sono andati via.
«Guardi, è ora di smetterla col partito degli eletti. Occorre dare il giusto ruolo al partito, ai tesserati e agli elettori. Alla fine mi hanno applaudito tutti. Anche gli amici dall'altra parte e mi ha fatto piacere. Con loro porte aperte. Anzi, voglio subito parlarci».
E la rivoluzione di Berlusconi?
«Io sto con gli alleati. Tutto qui. Il Cavaliere faccia quello che vuole. Va bene il bipolarismo, non va bene il bipartitismo. Noi siamo Udc e a nessuno venga in mente di assorbirci. Chi vuole confluire in altre formazioni o realizzare altri movimenti e partiti, non può stare nell'Udc. E la maggioranza del partito, almeno a livello ligure, la pensa esattamente come me».
Ne è tanto sicuro.
«Certamente. Loro hanno perso la maggioranza nel partito. Molti delegati hanno capito che il progetto che propongo io insieme a Calcagno è davvero in sintonia con l'Udc di Cesa e Casini. Altro che terzo polo, partito delle libertà e altro».
Ma in qualcosa sarete tutti d'accordo.
«Ci mancherebbe. Intanto vogliamo mandare a casa Prodi e il suo governo, il peggiore che abbia avuto l'Italia finora. Ma con argomenti politici, non con inefficaci spallate. Poi siamo tutti favorevoli al sistema proporzionale con lo sbarramento al 5 per cento con la preferenza, in modo che i cittadini alle prossime elezioni scelgano chi mandare in Parlamento».