«Io ripartirò da dove è arrivato Albertini. Ferrante crea tensioni»

Letizia Moratti, candidato della Cdl, parla del sindaco: «Ha fatto cose importanti. Il mio sfidante parla di Milano come se andasse tutto male, così si alimentano le divisioni»

Signora Moratti, una delle prime polemiche che ha accompagnato la sua candidatura è stata quella sui rapporti con la giunta Albertini. Come la spiega?
«Non me la spiego perché credo che il lavoro di Albertini e della sua giunta sia stato importantissimo. Grazie alle opere e alle idee di un decennio, alle realizzazioni importantissime compiute, esiste oggi un ottimo trampolino di lancio per migliorare ancora la qualità della vita dei milanesi. Raccolgo un’eredità importante che forma la base di lavoro per il mio programma, che presenterò agli elettori il mese prossimo».
E gli elementi di discontinuità? È una parola che si è molto usata negli ultimi tempi...
«È improprio parlare di discontinuità. È giusto dire, come ha fatto anche Albertini, che ci sono fasi diverse per realizzare e rafforzare i progetti. Io punto a fare un altro passo avanti rispetto alle basi messe da questa giunta, che rappresenta una delle esperienze più forti e riconoscibili della capacità di attuare riforme al di là degli schieramenti. È proprio la mia idea di riformismo e vedo molte assonanze tra i miei cento progetti e l’azione del sindaco Albertini, a partire dal modo di coniugare libertà, responsabilità e una solidarietà che deve crescere sempre di più».
Lei dice che la giunta Albertini sarà il suo trampolino di lancio. Pensa di avere in squadra alcuni degli attuali assessori o ritiene preferibile privilegiare volti nuovi?
«Le novità sono positive laddove sono necessarie. Ci sono momenti in cui è bene cambiare, altri in cui è meglio di no. Certamente è mia intenzione puntare sulla valorizzazione delle esperienze positive e alcune cose lo sono state più di altre».
La cultura è uno dei temi sui quali sono state mosse più critiche al decennio Albertini. Condivide?
«Credo che a Milano siano state fatte molte cose in questo settore. Non si può che partire dalla Scala, restituita nel suo splendore dopo trenta mesi di lavoro ininterrotto. Un evento che ha rappresentato un momento del tutto speciale per la vita della Città e per l’esperienza personale di un sindaco».
E oltre la Scala? C’è chi dice che sul Piermarini sono state concentrate troppe risorse e attenzioni, dimenticando altre realtà importanti.
«L’investimento sulla Scala è avvenuto senza esaurire l’impegno che in questi anni il Comune ha dedicato alla cultura, sempre più centrale nella strategia di promozione internazionale della città così come nell’impiego di risorse. Un dato su tutti lo rende evidente: la quota del bilancio dedicata alla cultura è passata dal 2,28% del 1985 e del 1995, al 4,20% del 2005. Ma difendo l’operato di Albertini anche sull’ambiente e l’urbanistica, così come sulle infrastrutture e l’infanzia».
È soddisfatta di tutti i progetti urbanistici che sono stati avviati?
«È stato fatto moltissimo per la nascita di nuovi quartieri, che sono come tante città nelle città. Penso a Garibaldi Repubblica, il nuovo polo fieristico di Rho-Pero, Santa Giulia, la Bovisa, la Bicocca, Porta Vittoria. Da qualche anno la città vive un Rinascimento urbanistico che coinvolge sia il centro che le periferie».
Insomma, una dichiarazione di piena continuità.
«Intendo proseguire e rafforzare questa linea riformista, che si rifà al pragmatismo lombardo e non insegue ipotesi utopistiche e che non definirei affatto, come fa Ferrante, pensiero debole. Ferrante continua a chiudere nella politica ogni dimensione, ma la politica è un mezzo e non un fine. Al centro c’è la persona e non lo Stato o il Comune».
Essere troppo politico è la principale accusa che muove al candidato sindaco dell’Unione?
«Ferrante ha sempre un pensiero negativo, parla della città come se andasse tutto male. Io penso che sia pericoloso negare ciò che di positivo c’è a Milano, perché può creare scontro, blocchi di sistema, contrapposizioni sociali. E soprattutto così dice cose non vere, non descrive la realtà com’è. Milano non è ferma né bloccata, è in cima alle classifiche sulla produzione di ricchezza. E in questi anni sono migliorate anche condizioni importanti per la qualità della vita, a partire dall’ambiente. Abbiamo finalmente tre nuovi depuratori e Legambiente assegna alla città un verde pro capite triplo rispetto alla media nazionale. Dipingere Milano in nero non è motivante per gli stessi cittadini. Naturalmente la situazione può e deve essere ancora migliorata, come dice anche Albertini».
Le piacerebbe che Albertini avesse un ruolo attivo nella sua campagna elettorale?
«Sicuramente sì, ho parlato con lui e non nascondo che gliel’ho chiesto esplicitamente, ma sarà lui a decidere se e con quali modalità partecipare. È stato lui a lanciare la mia candidatura e stiamo già lavorando insieme da mesi su alcuni progetti. Poi sceglierà lui se e in che ruolo continuare a rimanere a disposizione della città, come io sono convinta che la città voglia».
Lei si ispira al riformismo milanese. Ha in mente qualche modello?
«Carlo Tognoli è certamente stato un sindaco riformista, dedito alla dimensione del fare e molto vicino ai problemi della gente. Piero Borghini è un altro sindaco che si è mosso in questa direzione. Questi sono sicuramente modelli positivi, ma ce ne sono anche altri a partire da Albertini di cui ho già parlato».
Come pensa di gestire i rapporti con i partiti? Immagina tavoli di consultazione?
«Penso di comportarmi come ho sempre fatto, sin da quando ero presidente della Rai e poi da ministro, stabilendo rapporti basati sul reciproco rispetto. E penso a tavoli di consultazione permanente con i segretari, sia a livello tecnico che politico, per le scelte di programma e per le questioni operative».
Lei si è sempre dichiarata indipendente, ma è la candidata della Casa delle libertà.
«Sono fiera della mia indipendenza. D’altra parte sono stata scelta come tecnico ma mi riconosco nei valori della Casa delle libertà - la libertà, la responsabilità, la solidarietà, la famiglia - e le mie esperienze passate mi hanno dimostrato che non avendo una relazione particolarmente stretta con alcun partito, ho più possibilità di esercitare una sintesi».
Nessuna relazione particolare? Non si sente più vicina a Forza Italia che a Alleanza nazionale?
«Io mi sento libera e non voglio essere incasellata».
Sì ma quando voterà farà una scelta?
«Certamente, ma il voto è segreto».