«Io rockettaro, concerti e famiglia»

Esce Have a nice day, l’ultimo cd di una carriera milionaria. «Vado in tour ma voglio tornare spesso a casa. I nuovi gruppi? Meglio gli U2»

Paolo Giordano

nostro inviato ad Amsterdam

Jon Bon Jovi, negli anni 80 lei era il sex symbol delle adolescenti. Nei ’90 era l’idolo delle trentenni. E ora che ha 42 anni?
«Vorrà dire che mi accontento di piacere alla mamma di Britney Spears».
Ma è appena diventata nonna: la settimana scorsa Britney ha avuto un figlio, ne hanno parlato tutti i giornali.
«Quanto chiasso, che noia. E dire che noi, intendo io e i ragazzi della band, siamo cresciuti ascoltando Elvis, Bob Dylan, Johnny Cash».
Bravi ragazzi.
«Ragazzi della middle class, nati in posti tranquilli del New Jersey. Per forza all’inizio della carriera scrivevamo canzoni come You give love a bad name: l’ho composta a 24 anni seduto sugli scaffali di un supermercato vicino a casa. Era proprio un’altra vita.
Perché ora ne vive una diversa?
«Poi ho iniziato a girare, a conoscere. Io non ho bisogno di cambiare sempre come Elvis Costello, ma diciamo che spero di essermi evoluto».
Oddio, per fortuna no. Anche in Have a nice day, il nuovo ciddì che per la prima volta al mondo è dual disc, (ossia da un lato musica e dall’altro dividì), Bon Jovi e la sua banda suonano quel rock muscoloso e imbellettato che è come i «trucks on the highway», quei Tir che attraversano le autostrade americane, potenti e instancabili e se volete anche romantici, verniciati di tinte spesse, con gli enormi parabrezza che guardano sempre allo stesso panorama con le «tre esse», sole sogni e strada: se piace, mica c’è bisogno che cambi.
E così Jon Bon Jovi, uno bellissimo senza fascino, abbronzato e gentile e con due mani grosse così, è felicemente l’americano medio, sposato da sedici anni e con quattro figli, casa al mare (però a Patmos, in Grecia), è ultramiliardario dopo i cento milioni di copie vendute dei suoi ciddì on the highway e non ha mai inciampato nel gossip perché così capita a chi ha la vita a destra ma il cuore a sinistra ed è costretto al pudore delle emozioni. L’anno scorso, nella sua villa di Middletown, si sono ritrovati gli attori James Gandolfini, Steve Buscemi e Meg Ryan e dopo la cena il fondo elettorale del democratico John Kerry era più ricco di un milione di dollari. Ma sul palco - e qui all’Heineken Music Hall lo ha ricordato - il biondino Bon Jovi è solo un giocherellone dalla voce rodata, teatrale quanto basta perché, quando ci si ferma dopo aver viaggiato tanto, si ha solo voglia di «have a nice day», di passare una buona giornata prima di un altro domani.
Però in questo titolo c’è un fondo polemico. Magari politico?
«No, è solo un’osservazione. Girando l’America l’ho vista spaccata in due tra democratici e repubblicani. Conosco mogli che hanno litigato con i mariti e amici che non si parlano. Non c’è dialogo ed è un errore».
Perché?
«Perché bisogna saper convivere. Quando non ci sono le stesse idee si deve cercare comunque di andare d’accordo, è inutile il muro contro muro. Allora have a nice day».
Insomma, sbagliava chi come Bruce Springsteen diceva «chiunque tranne Bush».
«S’è visto com’è andata a finire».
Ma la musica ha ancora il potere di influenzare le masse?
(Lunga pausa) «Sì, e spero lo faccia per il meglio. Ma per stuzzicare la gente ci sono band come i Green Day».
Le piacciono?
«Ci sono solo due gruppi che non mi perderei mai: gli U2 e i Rolling Stones, che tra la’ltro incassano dieci milioni di dollari a sera. Che Dio li benedica».
Per forza, loro fanno tournèe lunghe un anno.
«È una scelta. Noi invece a novembre inizieremo in America il tour più breve della nostra vita: solo 75 concerti (saranno in Europa nella prossima primavera - ndr). Tra l’altro sarà divertente perché nel gruppo ci sono due musicisti nuovi, Jeff Kazee e Bobby Bandiera degli Astbury Dukes. Ma stavolta ho preteso di avere quattro pause di una settimana l’una per stare con mia moglie e i miei figli».
Si nasce rocker ma poi si diventa padri.
«Quando ho iniziato nel 1981, non avevo una casa né una famiglia e la mia era decisamente una vita esagerata. Però, dopo il millesimo club sandwich da solo in albergo ti chiedi: e ora cosa faccio, la stessa cosa di ieri sera?».
Insomma da Sex & the City (dove ha fatto qualche apparizione) ora sembra pronto per Casalinghe disperate.
«No, basta tivù. Bisogna trasferirsi a Hollywood e timbrare il cartellino. Mi sembra solo un lavoro quindi grazie e arrivederci».