«Io, romena leghista, dico: eliminate le baraccopoli»

da Milano

Va bene il voto di protesta delle periferie operaie. Vada anche per i nuovi schiavi dei call center. Ma Bossi e compagni ammettano: e chi se l’aspettava di trovare nelle urne perfino le «crocette» degli immigrati? Romeni, per giunta. Roba da salire a piedi sul Monviso e cospargersi di acquasanta alla fonte del Po. Eppure qualcosa di «strano» è successo il 13 e 14 aprile scorsi. Dietro quell’8,2 per cento di preferenze su base nazionale, il 12,3 a Milano città, il 27,8 in Lombardia, ci sono persone in carne e ossa. E storie. Sentite qua.
La signora Natalia, una cinquantina d’anni, vive e lavora - sodo - proprio a Milano, capitale della Padania. Arrivata dalla Romania che più Romania non si può (le campagne a 350 chilometri a nord di Bucarest), da dieci anni ha preso la residenza, una casa in affitto nel cuore di via Ripamonti assieme al marito. Fanno «i salti mortali» per arrivare a fine mese, barcamenandosi tra pulizie negli uffici e assistenza domiciliare ad anziani soli.

Allora, bella l’Italia?

«Tanto. Ma ci sono venuta per scappare dalla miseria lasciata dalla dittatura comunista. Ero stata qui da voi qualche estate, oppure a Belluno. Poi abbiamo deciso di fare le valigie una volta per tutte».

È stato difficile trovare di che vivere?

«Se vuoi rispettare la legge sì. Molto più semplice fare come tanti miei connazionali: niente permesso di soggiorno, tanto nessuno se ne accorge. E pensare che io, ogni sei mesi, alla scadenza dei documenti, facevo il percorso al contrario per tornare a casa mia. Al confine gli agenti alla dogana mi dicevano: “Ma è scema? Non vede che restano tutti in Italia da clandestini?”».

Vuol dire che siamo un Paese accogliente.

«Perfino troppo. Anzi, credo siate degli ingenui. Negli ultimi anni gli immigrati sono diventati la maggioranza».

Beh, ora non esageriamo.

«Non in senso numerico, perché ormai comandano loro. Basta chiedere, e voi gli date le case popolari. Lasciamo perdere i campi nomadi...».

Troppi anche quelli?

«Quelli non dovrebbero proprio esistere. Bisogna raderli al suolo tutti, come gli edifici occupati. È da lì che partono per svaligiare gli appartamenti, rubare i portafogli e chiedere l’elemosina sfruttando i bambini. Invece il Comune di Milano paga roulotte e bollette. Pure i preti li difendono, ma di ospitarli nei loro palazzi non se ne parla. La morale? Quasi quasi, invece di spendere lo stipendio in affitto, me ne vado in via Triboniano: come milanese sto già pagando».

C’è l’ha con i rom?

«Dico soltanto che quando commettono reati terribili come l’omicidio della povera Giovanna Reggiani o gli stupri, io mi vergogno di essere romena. E piango per le famiglie delle vittime. Per i colpevoli, però, altro che attenuanti o sconti di pena. Invece in Italia si spendono i soldi pubblici in avvocati, assistenti sociali e giudici bravi a scarcerare. Perché non sbattere dentro i delinquenti e buttare la chiave? In Romania, non qui. Intanto, sotto casa mia, la sera è meglio non andare in giro. Chi fa qualcosa per la sicurezza?».

La mette in politica?

«Voto Bossi. L’ho visto su Telelombardia. Diceva: “È uno scandalo svendere Alitalia ai francesi”. Ha ragione. Gridava: “Mandiamo via gli extracomunitari irregolari!”. Giusto. Continuava: “Le tasse del Nord non le manderemo nell’immondizia di Napoli!”. Verissimo. Per forza abbiamo vinto. Ora Berlusconi si impegni a cambiare la vita quotidiana delle persone. Bella l’idea dei mille euro in bonus bebè. Ma solo ai genitori italiani. Chiaro no?».