Io rossonero di rabbia vi aspetto martedì a gufare in Champions

Quest’anno gufare contro l’Inter equivaleva a un massaggio sulla gamba di legno: inutile. Troppo forte la Beneamata, troppo deboli le altre. Compreso il mio Milan. Proviamo a essere sportivi, anche se è dura. Certo che Piazza Duomo imbandierata di nerazzurro sembra un sogno (o un incubo?). Perfino Vittorio Emanuele II da lassù si gratta la pera. Dai tempi di Bava Beccaris era abituato a vedere scorrere sotto di sé fiumane vocianti, addobbate di nero sì, ma sempre unito al rosso o al bianco. Nella buona sorte, che li ha baciati dopo diciotto eterni anni, sono stati anche sfigati i cugini bauscia: tempo bello e ponte extralarge hanno tenuto lontano dalla città frotte di potenziali strombazzatori di clacson. Anche se chi abita in centro non ci ha fatto caso. Per beccarsi un’indimenticabile emicrania, trentamila trombe in più o in meno non fa differenza.
Esulta dunque incompleto il popolo nerazzurro ululante, di gioia, da Linate ad Affori. Pazienza se per arrivare da Piazzale Cuoco a Cordusio qualcuno ha impiegato sei ore. La felicità ha sempre un prezzo. E pure la rabbia. Come quella di chi, senza aver mai sentito nominare Materazzi, si è trovato drammaticamente bloccato sulla 57 in Via Paolo Sarpi: «Come mai questi cinesi oggi si sono vestiti tutti di nerazzurro?». Comprensibile che gli sfottò si abbattano sui nemici storici: «Chi non salta rossonero è» si trasforma in un ballo collettivo che fa venire il mal di mare alla Madonnina. «Era diciott’anni che aspettavo questo momento» esultano in coro i coetanei di Skoglund come quelli di Maicon. Nell’ora del trionfo si può perdonare che il ritornello esca anche dalla bocca di qualche spudorato tifoso di quinta elementare. Va bene, avete vinto, fratelli interisti. Ma adesso risparmiate il fiato. O non ne avrete più per tifare contro il Milan domani sera. In Champions, avete presente? Ci rivediamo qui nel 2025. Per il vostro prossimo scudetto.