«Io in Senato? Lo deciderò col premier»

Il presidente lombardo: «Una dichiarazione per tenere buoni gli alleati»

Marcello Chirico

I giochi sono chiusi, o forse non ancora. Non si capisce. O meglio, se si prende per buona l’ultima dichiarazione rilasciata a «Il Gazzettino» dal premier Silvio Berlusconi la questione è bella che archiviata. Sentite: «È bene che i governatori continuino a governare. Privare il territorio di esperienze e capacità di tale livello in questi frangenti sarebbe poco opportuno», e quindi è meglio non candidarli.
A giudicare però dalla replica del primo-interessato ad un seggio alle prossime Politiche d’aprile, vale a dire il governatore lombardo Roberto Formigoni, la partita sembrerebbe ancora aperta. Così almeno sostiene Formigoni: «Non c’è nulla di nuovo, è una dichiarazione per tener buoni gli alleati. D’altra parte ho detto che decideremo insieme e così sarà. Con Berlusconi non c’è nessun problema. Decideremo insieme».
Quindi? A giudicare dai toni e dalle posizioni, sembra di assistere ad un revival di quanto avvenne tra i due lo scorso anno di questi tempi, quando Formigoni spinse per lista-elettorale ad personam (la famosa «lista del governatore», aperta a candidature laico-riformiste in grado di allargare i consensi del centrodestra), nonostante la forte riluttanza del premier. Alla fine vinse Berlusconi, e Formigoni accettò di bere quel calice chiedendo di zuccherarlo con la promessa di poter ottenere un anno dopo - quindi, ora - un pacchetto di almeno 10 parlamentari «sicuri» e 20 candidabili, tutti scelti da lui medesimo. Politici in attività ma anche esponenti della società civile. E a capo della decina secca, ovviamente il governatore stesso.
Il quale aspirerebbe a fare il capolista di Forza Italia al Senato in Lombardia e poi attendere l’esito del voto: in caso di vittoria della Cdl, tornerebbe a cavalcare il sogno ministeriale, in caso di sconfitta il ritorno al Pirellone sarebbe obbligato. Non prima comunque di aver partecipato alla votazione del nuovo Presidente della Repubblica (sono infatti 60 i giorni di tempo concessi per la presentazione delle dimissioni dal Parlamento), sul cui nome Formigoni vorrebbe tanto mettere la propria firma in modo da accreditarsi come uno dei nuovi leader del centrodestra che verrà. Ma forse è proprio questo ciò che vorrebbe evitare Silvio Berlusconi, che del governatore della Lombardia non ha mai messo in discussione le qualità ma ne teme l’intraprendenza politica ereditata dai padri democristiani. E per questo preferirebbe «confinarlo» al trentesimo piano del grattacielo Pirelli.