«Io, sindacalista, difendo la scelta dell’azienda»

Ma davvero è pensabile che se Matrix non va in prima serata sia un attentato alla libertà? Io credo invece che la decisione dell’azienda di non cambiare lunedì sera il palinsesto di Canale 5 sia stata perfettamente legittima. Discutibile come tutte le decisioni, ma legittima. E personalmente la ritengo anche condivisibile. Primo, perché del caso Eluana con tutta onestà non se ne poteva più: una vicenda strumentalizzata da tutte le parti e nella quale si è perso anche quel barlume che è il fondamento minimo della civiltà, ovvero il rispetto per la sacralità della morte. Davanti cui si può solo stare in silenzio.
Secondo, la Rai ha scelto di dedicare la prima serata al caso su una rete, Rai1 con Porta a Porta e Bruno Vespa. Mediaset ha mandato in onda la diretta, condotta in modo ineccepibile da Emilio Fede, su Rete4, più la finestra di Studio Aperto, più lo speciale del Tg5. Ha fatto insomma più della Rai. Dov’è l’attacco all’informazione?
Come ho detto anche nell’assemblea dei colleghi del Tg5 e di Videonews (testata che comprende Matrix), sono due gli interrogativi ai quali dovrebbero rispondere le sentinelle della democrazia. Se il programma di Enrico Mentana, anziché dopo il Grande Fratello come era previsto dal palinsesto, fosse andato in onda alle 21 cosa avrebbe aggiunto alla completezza e alla correttezza dell’informazione sulla vicenda? Che cinismo mandare in onda la Marcuzzi e compagnia in un frangente simile, si è obiettato: che vergogna, signora mia! Ma perché è meno cinica la guerra dell’audience consumata sul cadavere ancora caldo della povera Eluana?
In alternativa alla prima serata, Mentana aveva chiesto che fosse aperta una finestra di Matrix dentro il Grande Fratello. Peggio mi sento: questa sì che sarebbe stata una scelta abominevole, la bara di Eluana scaraventata tra il dondolio della prosperosa Cristina e un massaggio bordo piscina della Casa.
È più che comprensibile la voglia di esserci, prima degli altri e meglio degli altri, su un grande caso mediatico: è una delle molle del nostro mestiere. Ma credo che questa volta Enrico, che è un esempio di ottimo giornalismo e di conduzione, abbia sbagliato tre volte. Ha sbagliato una volta perché non si presentato all’appuntamento abituale nell’orario previsto, denotando - a mio avviso - uno scarso rispetto per il pubblico (e, di grazia, gli faceva così schifo avere a disposizione il traino straordinario del Grande Fratello?). Ha sbagliato a non preoccuparsi delle conseguenze inevitabili - la sospensione del programma - che le sue dimissioni annunciate via agenzia stampa avrebbero avuto anche sulla redazione, dove ci sono colleghi con contratti a tempo determinato. Ha sbagliato a dare le dimissioni da direttore editoriale perché, come dice Andreotti, le dimissioni non si danno mai: c’è il rischio che prima o poi qualcuno le accetti.
Massima solidarietà ai colleghi di Matrix, dunque. C’è da augurarsi che Enrico Mentana continui a fare il suo lavoro prezioso e non facile in una tv commerciale. Ma io credo che gli attentati alla libertà d’informazione siano altri. A cominciare dal fatto che oltre la metà dei giornalisti in Italia fa questo lavoro ormai fuori da ogni tutela e da quattro anni siamo senza contratto nazionale di lavoro. E per favore smettiamo di contrabbandare per battaglie di libertà la guerra fra prime donne.
*Consigliere nazionale Fnsi