"Io sindacalista... Perché se sei ricco non hai più diritti"

Intervista a Gigi Buffon / Il portiere della Juventus ha lanciato la nuova associazione dei calciatori (Anc): "Tuteleremo gli attori di questo sport in mano ai manager"

Gigi Buffon, c’era proprio bisogno di un altro sindacato dei calciatori?
«C’è bisogno perché l’Aic negli ultimi anni si sta dimostrando una struttura culturalmente e organizzativamente inadeguata per affrontare le trasformazioni del calcio. Serviva un colpo di coda, una nuova associazione che potesse portare delle nuove idee. Non contro l’Aic, ci tengo a precisarlo, ma per stimolare un maggior dibattito nella categoria. Va rivisto l’equilibrio tra i nostri diritti e le necessità delle società. Dobbiamo prendere di petto molti problemi se vogliamo essere decisivi. I calendari, le partite in notturna, le telecamere negli spogliatoi, tutte questioni che sono passate senza che noi fossimo chiamati in causa. Le società sono fatte da manager abilissimi a fare i loro calcoli, ma alla fine siamo noi gli attori di questo spettacolo e dunque dobbiamo contare di più».

Come si chiama la vostra associazione?

«Anc, Associazione nazionale calciatori. Siamo soddisfatti perché abbiamo raggiunto subito l’adesione di 60-70 giocatori tra A e B. Solo di queste due categorie, perché noi riteniamo che il calcio professionistico debba fermarsi qui. La Lega Pro deve tornare al semiprofessionismo, fermo restando che noi garantiremo la salvaguardia dei fondi pensione e di tutti i diritti anche degli altri calciatori».

Insomma siete un po’ il sindacato dei ricchi?
«No, siamo calciatori che vogliono soprattutto bene al calcio. E prendendo decisioni come questa facciamo sicuramente bene anche ai calciatori di quelle serie. Vorremmo una riforma dei campionati che riducesse la A a 18 squadre e la B a 20: meno squadre, più qualità. Anche perché la gente vuole questo, vuole veder giocare bene. Semmai chiederemmo l’introduzione di un campionato riserve, questo sì professionistico, che possa servire per le giovani leve».

Quando si sente parlare di sciopero dei calciatori è inevitabile una certa ilarità: pensare che dei milionari possano incrociare le braccia, o i piedi come nel vostro caso...
«No, non mi piace la superficialità con cui si giudicano queste cose. Se uno guadagna non ha il diritto di ragionare e cercare di migliorare la propria situazione? Allora, se uno ha i soldi perde tutti i diritti?».

Uno dei problemi che dovrete affrontare sarà anche quello dell’immagine dei calciatori. Le ultime vicende non vi hanno certo messo in buona luce.
«Anche questo è un aspetto su cui dovremo lavorare. L’immagine che hanno di noi all’esterno non può soddisfarci. I tempi sono cambiati, la società è cambiata e il calciatore vive nella società, può essere più o meno informato, ma deve trasmettere alla società un’altra immagine».

Lo scandalo scommesse è l’ultima mazzata.
«Sì e noi in questo caso dovremmo essere duri con i nostri associati. Ma solo se condannati con prove certe, mentre in giro c’è aria di giustizia sommaria...»

Ma i calciatori sono più forti uniti o separati?
«Sicuramente uniti. Ma ripeto: la nostra associazione vuole supportare il lavoro dell’Aic non contrastarlo. Certo, abbiamo una nostra filosofia precisa e vorremmo concertare le decisioni del futuro».

Chi sarà il vostro Campana?

«Mah, vedremo. C’è Paolo Conti, ad esempio (l’ex portiere della Roma, ndr) che si sta dando un gran da fare. Ma noi vogliamo dare voce soprattutto ai calciatori. E poi c’è una cosa carina: chi entra nella nostra associazione lo resterà anche dopo aver smesso di giocare».

Parlava di problemi di calendario e di notturne. Si gioca troppo?
«Sì, troppo e nei momenti sbagliati. Se dobbiamo dare spettacolo ai tifosi, come si fa a giocare Juve-Milan in notturna in dicembre o in gennaio a 5 gradi sotto zero? Non è una scelta intelligente perché così offri un prodotto scarso. Provochi infortuni sciocchi, usura e stanchezza».

Non trova assurdo anche giocare i mondiali e gli europei a giugno, quando uscite da stagioni interminabili?
«No, sinceramente credo che sia ancora il momento migliore. Per la gente, per la tradizione. E poi dalla fine della stagione al mondiale hai tempo di tirare il fiato».

Insomma un Buffon con un futuro da sindacalista o da dirigente...
«Voglio solo dare una mano. Ho la fortuna di avere un ruolo importante, un’immagine che conta, e ci credo. Ma non voglio impegni troppo gravosi, non so nemmeno se mi interessano veramente. So solo che negli ultimi anni vedevo in giro troppa passività. E allora mi sono dato una mossa».