«Io, sindaco senza maggioranza, ho cancellato l’Ici»

Quarantatre anni, consigliere regionale, ex deputato di Forza Italia. E commercialista. L’uomo dei numeri che fa quadrare i conti che non tornano. È il sindaco che ha governato il suo Comune nonostante l’«anatra zoppa». Mica qualche giorno, tre anni. E se non è arrivato alla fine del mandato alla guida di Melfi, quarta città della Basilicata, è stata solo una sua scelta.
Nicola Pagliuca, non ha voluto stabilire un record?
«No, semplicemente mi sono dimesso poco prima del voto perché mi sono candidato presidente della Regione».
I suoi concittadini come l’hanno presa?
«Benissimo direi, visto che alle elezioni successive abbiamo rivinto con il mio vicesindaco».
La prima volta, nel 1997, però non avevate proprio vinto vinto?
«Io sì, al secondo turno ho sfiorato il 70 per cento dei consensi. Al primo però le liste del mio avversario avevano ottenuto 5002 voti, contro i 4098 delle altre liste. Il 50 per cento più due voti».
L’anatra zoppa. Avevano la maggioranza?
«Ho fatto un apparentamento con tutte le altre liste che non appoggiavano il mio avversario. E vincendo non ho avuto il premio di maggioranza, ma i seggi in consiglio sono stati divisi in proporzione. Quei quattro voti di differenza hanno dato dieci consiglieri al mio avversario e dieci alle liste che, tutte apparentate con me, rappresentavano l’altra metà dei voti. Io, sindaco ero l’undicesimo».
Una maggioranza non certo omogenea. E non tranquillizzante.
«Sui singoli provvedimenti l’ho sempre allargata. Facevano fatica anche gli avversari a votarmi contro».
Era così bravo?
«E volevo vedere chi aveva il coraggio di votarmi contro quando nel bilancio ho cancellato l’Ici sulla prima casa. Era il 1999».
Altri provvedimenti più difficili?
«Ho abolito i lavoratori socialmente utili. Quello sì che è una cosa non facile da far mandare giù alla sinistra. Ho proposto un’alternativa di marketing del territorio, contatti con le aziende, con le industrie locali. Risultato: 400 posti di lavoro nuovi, non socialmente utili. Veri».
A Sestri Levante ci potrebbe essere un’anatra zoppa, ma con un sindaco in minoranza più netta.
«Al candidato del centrodestra dico di farsi eleggere, che sarebbe un grande successo. Poi di andare in consiglio e di lavorare bene. Di proporre soluzioni ai problemi della gente e di farli conoscere ai suoi concittadini. Poi di sfidare i suoi avversari in aula. Chi se la sente di votare contro cose che la gente vuole, alzi la mano. La legge è chiara, il sindaco è quello che vince il ballottaggio».