Io sindaco, senza la Provincia sarei persa

di Sul tema dell’abolizione delle Province si è scatenato un acceso dibattito, dai contorni spesso demagogici, dopo la bocciatura della Camera al testo proposto dall’Italia dei Valori che semplicemente cancellava le Province senza definire alternative o soluzioni temporanee per impedire un vuoto di competenze che avrebbe danneggiato soprattutto i cittadini.
In qualità di sindaco di Margherita di Savoia, un piccolo Comune pugliese posso infatti affermare con cognizione di causa che la Provincia si è spesso rivelata un interlocutore importante ed un punto di riferimento molto utile nei rapporti tra il Comune ed altre istituzioni quali la Regione, il prefetto, il questore. La Provincia si è rivelata poi fondamentale per gestire i progetti relativi alla programmazione territoriale (la cosiddetta Area Vasta). Un piccolo Comune spesso non dispone di risorse umane adatte a gestire progetti di tale complessità che valgono milioni di euro.
Un legislatore avveduto non avrebbe potuto quindi cancellare con un tratto di penna le Province senza occuparsi delle conseguenze di questo provvedimento e solo per ridurre i costi della macchina statale. Qualcuno ha considerato le ricadute su Comuni e Regioni? Quanto tempo, quante risorse, quali problemi amministrativi avrebbe comportato la redistribuzione delle competenze provinciali su Regioni e Comuni?
Cedere alla demagogia e al populismo non è mai azione saggia e tra un’azione drastica come quella proposta dall’Idv e il mantenimento dello status quo esiste una terza via che è quella proposta tempo fa dal ministro Brunetta che prevede la trasformazione delle Province in «enti di secondo livello».
La Provincia quindi non sparirebbe dal punto di vista formale ma non avrebbe più degli eletti perché i consiglieri provinciali e presidente non sarebbero altro che i sindaci dei Comuni della Provincia. Il presidente sarebbe il sindaco del capoluogo di provincia ed il consiglio provinciale sarebbe formato dagli altri primi cittadini del territorio. L’abolizione delle province richiede infatti una legge costituzionale mentre una formula come quella del ministro Brunetta le svuoterebbe unicamente di contenuto politico primario per farle diventare sostanzialmente dei consorzi funzionali.
Nessuno discute il fatto che i costi della politica vadano ridotti e che questo si possa fare anche attraverso l’abolizione delle Province come le conosciamo oggi ma è necessario considerare che un’azione di riforma delicata come questa va compiuta con molta attenzione e senza dannose fughe in avanti.
*Deputato Pdl e sindaco di Margherita di Savoia (Barletta Andria Trani)