«Io smentito da Bush? È un’enorme bufala»

Casini polemico: «Non mi piacciono gli spot nazionali sulla politica estera»

Adalberto Signore

da Roma

«Una bufala». Anzi, per l’esattezza la seconda in poco più di dodici ore. E sempre ad opera de La Repubblica. Così, dopo che lunedì da Washington Silvio Berlusconi aveva definito tale la polemica sul Nigergate come ricostruita sulle pagine del quotidiano di via Cristoforo Colombo, il premier torna ancora alla colorita metafora. Questa volta, nel mirino del presidente del Consiglio c’è il titolo d’apertura della prima pagina: «Bush smentisce Berlusconi». «Ho lasciato correre le inesattezze di alcuni giornali sulla mia visita negli Usa - dice il premier - per risparmiare a tutti la solita, ingiusta e ingiustificata accusa di censura che scatta implacabilmente in questi casi, sempre e soltanto contro il presidente del Consiglio». «Ma - aggiunge contrariato - una bufala così grossa come quella del titolo di apertura di Repubblica stamattina non l’avevo ancora letta. “Bush smentisce Berlusconi”? Quando? Come? Su cosa? La dichiarazione di un funzionario che asserisce le stesse cose che ho dichiarato io in precedenza nella conferenza stampa? Sarebbe questa la smentita?».
La querelle tra Berlusconi e Repubblica, che in poche ore è diventata ennesimo argomento di scontro tra maggioranza e opposizione, riguarda le dichiarazioni del premier al termine dell’incontro di lunedì alla Casa Bianca con George W. Bush. «Il governo statunitense teme un cambio della guardia in Italia», aveva detto il presidente del Consiglio nella conferenza stampa che ha seguito il vertice. Aggiungendo, poi, in risposta a un giornalista che chiedeva spiegazioni che «quando il leader della coalizione di centrosinistra annuncia l’immediato ritiro delle truppe... be’, uno più uno fa due». Insomma, «non c’è spiegazione: è elementare, è evidente». Qualche ora dopo, arrivava la precisazione di Fred Jones, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale. Che sottolineava come Berlusconi non avesse espresso direttamente preoccupazioni di Bush e ribadiva che «gli Stati Uniti non interferiscono nei problemi interni di altri Paesi». Da qui, la polemica. Con la dura replica del premier: «Questa volta mi ribello per due minuti al liberale che è in me, perché una bufala del genere non può essere lasciata passare sotto silenzio, anche per rispetto dei cittadini».
Parole che aprono un altro fronte di scontro tra Casa delle libertà e Unione. Nel quale si inserisce pure Pier Ferdinando Casini. «Non mi piacciono gli spot nazionali sulla politica estera», dice da New York il presidente della Camera. «Io - aggiunge riferendosi alla querelle sull’incontro tra Berlusconi e Bush - non voglio inserire delle strumentalizzazioni politiche nazionali su vicende internazionali. Ci apprestiamo a una campagna elettorale dura e difficile, teniamo tutti la calma». «Non è difficile immaginare che due leader amici si facciano gli auguri - aggiunge Casini - ma l’importante è che restino nella sfera privata». «Qualche mese fa - conclude laconico - non mi era piaciuto l’incontro tra Prodi e Chirac da cui uscirono indiscrezioni di questo tipo». La pensa così anche Francesco Cossiga, perché - spiega l’ex presidente della Repubblica - Berlusconi «non avrebbe dovuto riferire giudizi espressi riservatamente in un colloquio di Stato». Con un avvertimento: «Faccia attenzione Silvio che, se si comporta così, nessuno gli dirà più cose in via confidenziale».
Dure le reazioni dall’Unione. Che per bocca di Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi, accusa il premier di «screditare l’Italia con le sue continue giravolte». Gli fa eco Francesco Rutelli, presidente della Margherita, perché «Berlusconi dice tutto e il contrario di tutto». Replica Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia: le «reazioni alle parole» del premier dimostrano che «è difficile costruire una democrazia normale» perché «il segno distintivo» della sinistra sono «la menzogna, l’autoritarismo reazionario e il culto del potere».