«Io sono fatto così Non ci penso due volte e tiro in porta»

What is Quagliarella? Che cosa è Quagliarella? «Uno che non ci pensa due volte e tira in porta» la sua definizione preferita. Ai lituani che hanno sulle spalle le maglie di Del Piero e Inzaghi, Cannavaro e Pirlo, e perciò conoscono bene l’identità dei campioni del mondo, bisogna spiegare con dovizia di particolari la storia di Fabio Quagliarella, napoletano di Castellammare di Stabia, 24 anni appena, arrivato quasi di soppiatto in Nazionale e nel calcio che conta, sullo slancio di una stagione colma di gol impossibili e di colpi di scena. Non c’è bisogno di romanzarla, è un racconto avvincente di suo, secondo uno schema classico che si può rintracciare nelle cento biografie dei ragazzi semplici del sud disposti a mettersi in treno per trovare gloria e talento dalle parti di Milano o Torino. «Alla fine sono andato incontro a Donadoni, l’ho abbracciato, volevo fargli un bel discorsetto, dirgli tante cose. E invece mi è uscito solo un grazie» racconta didascalico.
Ecco, Fabio Quagliarella è un ragazzo segnato dal destino ad avere sempre un paio di patrie e un paio di padroni. È napoletano nel tratto oltre che nell’accento ma per sapere d’essere nato per giocare a pallone e fare gol deve finire nel vivaio storico del Toro che lo alleva con cura e lo lancia, lo presta in giro per farlo giocare (a Firenze in C2, all’alba dell’era Della Valle, a Chieti) e poi lo fa esordire in serie A, a 17 anni prima di vederselo soffiare via dal crack di Ciminelli, il fallimento che azzerò una gestione e diede vita e colori a quella più recente di Urbano Cairo. «Ho nel cuore il Toro» ricorda sempre Fabio che non nasconde di avere due squadre, Juve Stabia e poi Toro prima di confermare la sua particolare condizione di attaccante, servo di due club, metà della Samp e metà dell’Udinese, secondo un classico intreccio del calcio-mercato di casa nostra. «Sto bene alla Samp, vorrei restare» è la sua concessione al futuro che può aspettare. Perché adesso conta solo il presente e l’estasi procurata da due gol tutti da raccontare e da rivedere in tv, con la famiglia «a cui li dedico» spiega davanti a microfoni e taccuini. Capisci da questi particolari che si tratta di una notte speciale.
Quagliarella è un ragazzo semplice ma intraprendente, capace di sognare senza sentirsi un padreterno se poi i suoi sogni si realizzano in una notte tenera di giugno, a Kaunas, con la maglia della Nazionale vestita solo per pochi minuti, a marzo, contro la Scozia, così tanto per capire l’effetto che fa, e poi alle Far Öer qualche giorno, per scaldare il cuore e sentirsi uno del gruppo. «Il secondo è stato più bello del primo. Sul primo, appena mi sono liberato dell’avversario, mi son detto: adesso faccio gol. È andata proprio così e ancora non ci credo» racconta con gli occhi di un ragazzo che vede realizzati i suoi sogni da bambino, uscito dal collegio granata e poi restituito improvvisamente al calcio che conta.
Quagliarella, quando gioca al calcio, è uno sfacciato che osa e sfida le regole rincorrendo gol impossibili come accadde quel pomeriggio a Verona contro il Chievo, con la Samp. A un certo punto alzò la testa e vide il portiere, che incosciente, fuori dalla porta, sistemato quasi sul confine dell’area e appena si ritrovò tra i piedi un pallone qualunque, di controbalzo lo spedì da quelle parti fino a realizzare una traiettoria lunga e arcuata come un arcobaleno. «È il nuovo Maradona» scrissero dalle sue parti e lui si ritrasse con pudore perché sentir parlare di Maradona o di Careca è come evocare San Gennaro.
What is Quagliarella? Se volete sapere chi è questo ragazzo maturo e sensibile a 24 anni come sanno essere solo i ragazzi dell’83 arrivati dopo quella magica, pazza estate spagnola, dovete ascoltare le sue frasi dettate ieri notte a Kaunas prima di volare verso l’Italia e le vacanze meritate. «Il mio segreto è stato uno solo, lavoro, tanto lavoro» ripete sicuro prima di svelare ai lituani l’ultima verità di questa sua favola azzurra. «Io sono fatto così, non ci penso due volte e tiro» ripete. Non pensare ragazzo, non pensare mai.
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