Io speriamo che me la cavo (a teatro)

Va in scena fino all'11 maggio al Teatro Nuovo Io speriamo che me la cavo commedia musicale di Ciro Villano, tratta dall'omonimo best seller di Marcello D'Orta, per la regia di Domenico Maria Corrado.
Si parte proprio da quelle pagine, e si guarda avanti, cercando di immaginare che cosa possa essere accaduto a quel bambino che scrisse le parole che diventarono il titolo del libro. Gli anni sono passati, ed è ormai un adulto: è un insegnante, e lavora al nord, prima di essere trasferito in seguito nella provincia di Napoli. Così torna nelle scuola in cui egli stesso era stato un allievo. Ma questa volta dall'altra parte della cattedra. «Il protagonista (di fantasia) si chiama Marcello, in omaggio a Marcello D'Orta, e di cognome fa Aprile, un nome che sa di primavera e di nuovi inizi». Spiega Maurizio Casagrande, che interpreta il ruolo del maestro. E proprio di nuovi inizi si tratta, perché Marcello Aprile crede nel potere dei sogni, e della speranza. Quella che molti bimbi non hanno più. «Il protagonista è un po’ imbranato, si trova in una realtà difficile, affronta quotidianamente situazioni complicate, che lo travolgono, quasi senza lasciargli scampo, e diventa un eroe, suo malgrado». Non fa grandi rivoluzioni, non indossa un mantello da supereroe. Ma «è un eroe perché dà speranza, ci crede e ci prova fino in fondo. Perché una delle cose più crudeli che si possono fare ad un bambino è privarlo dei sogni». Osserva Casagrande. «Gli insegnanti - continua Casagrande, il protagonista - hanno un ruolo molto importante. Io stesso, che pensavo di non essere portato per le materie letterarie, mi appassionai alle lettere proprio grazie ad un insegnante che mi fece capire quanto poteva essere bello esprimersi in modo corretto, in un italiano ricco».
Lo spettacolo, che piace e diverte gli adulti, ma anche i più giovani, parla di problemi seri, ma lo fa con due strumenti davvero speciali: il sorriso e la risata. «La pièce è arricchita da musiche meravigliosamente evocative, ed è ricca di spunti comici, buffi e di situazioni paradossalmente esilaranti», commenta l’autore Ciro Villano.
I bambini che si alternano sul palco nel corso della tournée sono 15, e hanno tra gli 11 e i 12 anni. «Lavorare con i bambini è complicato - racconta Villano - perchè bisogna continuamente motivarli e non annoiarli. Ma danno soddisfazioni straordinarie. Spesso capita che siano anche più attori degli adulti. Lavorano per l'applauso, per la risata. Ed è importante perché il concetto dello spettacolo è lo stesso del libro: parlare anche di cose difficili, ma con l'allegria che solo un bambino può avere, con la capacità unica di esprimere anche verità filosofiche in modo esilarante».
Io speriamo che me la cavo
Teatro Nuovo
Fino all'11 maggio
Info: 02.794026