«Io, stakanovista delle presenze in Camera»

«Se vuoi, in Parlamento riesci tranquillamente a imboscarti. Soprattutto alla Camera: su 630 deputati, prima che si noti l’assenza è già finita la legislatura. Ma noi che crediamo nelle istituzioni e nel compito che ci hanno affidato gli elettori - scandisce Roberto Cassinelli, genovese, al primo incarico da deputato Pdl -, non possiamo tradire la fiducia. E siamo sempre lì, in aula o in commissione, a fare interventi, svolgere relazioni, preparare interpellanze e interrogazioni e, ovvio, a votare».
Anche se non sempre ci si riesce, vero onorevole?
«Lo ammetto. Quando sono entrato in parlamento, volevo puntare al 100 per cento di presenze alle votazioni. E invece mi vanno a capitare un paio di, come chiamarli?, ecco: infortuni».
Spieghiamo meglio.
«Il fatto è che una volta non ha funzionato il congegno elettronico, un vero e proprio strumento diabolico anche se utile, che permette di esercitare il voto. Mi hanno dato assente, ma io c’ero».
Sorge il dubbio: dicono tutti così, poi...
«Per niente: ho protestato, e il presidente Fini ha riconosciuto e fatto inserire a verbale che s’è trattato di errore tecnico. Non ha funzionato la macchina. Càpita».
E la seconda volta?
«Questa è ancora più bella. Dunque: era stata convocata la commissione Giustizia, di cui faccio parte. L’orario era fissato alle 14, mi sono presentato in anticipo, non c’era nessuno dei colleghi e ho aspettato».
Non mi dirà che le hanno tirato un pacco?
«No, la riunione era stata cancellata in extremis, ma il contrordine è stato inviato ai commissari via sms. Che sul mio cellulare non è mai arrivato!».
Anche qui un fatto tecnico, colpa del suo cellulare fuori servizio.
«No, forse era fuori campo. Fatto sta che, dopo aver aspettato mezz’ora, sono corso in aula dove era prevista una votazione».
Avrà pure corso, ma la forma atletica non è più quella di una volta.
«Guardi, io credo di essere abbastanza in forma. Tanto è vero che, accidenti!, ho mancato la presa sul bottoncino per pochi secondi».
Per questi due «buchi» non ha fatto l’en plein.
«È così. Ma non sono il solo, fra i parlamentari del centrodestra, a frequentare con coscienza Montecitorio e Palazzo Madama».
Tutti stakanovisti.
«Chiamateci pure così, ma l’impegno c’è. In questi primi mesi di legislatura, mi sono occupato a fondo, a volte come relatore, di giustizia, intercettazioni telefoniche, leggi relative alle società per azioni. C’è molto da fare, da studiare. Il parlamentare non è un mestiere facile, ma dà soddisfazione».
Due settimane di pausa, poi si ricomincia.
«...con le commissioni, ai primi di settembre, e a metà mese in aula. Ma questa volta, giuro, non mi faccio più beccare col cellulare fuori campo!».