«Io, successore di Ratzinger» Parla Arinze, nuovo cardinale della diocesi di Velletri

Enza Colagrosso

Benedetto XVI? «È una grazia di Dio per la Chiesa dei nostri tempi, l’uomo giusto al posto giusto». Questa sua nomina nella diocesi di Velletri Segni? «L’ho accolta con gratitudine e obbedienza». Come è stato accolto della provincia romana? «È stata un’accoglienza calorosa. Dentro di me sento gratitudine, gioia e nutro la speranza che questo rapporto si consolidi sempre più nel tempo». A parlare è il Cardinal Francis Arinze, nato a Eziowelle in Nigeria il 1° novembre 1932, da poco promosso all’ordine dei Vescovi. Il Papa gli ha poi assegnato la sede suburbicaria di Velletri-Segni, la stessa della quale lui era titolare quando era cardinale.
Poteva essere il papa nero eletto dall’ultimo conclave, ma il ruolo di pastore di anime lo ha invece portato nella provincia romana in una diocesi abituata a grandi cardinali, visto che nel tempo ben 14 di questi son diventati papi. Nel nostro incontro abbiamo voluto che ci raccontasse di lui e del suo nuovo incarico a Cardinale della diocesi suburbicaria. «Sono ventuno anni che vivo a Roma e già prima avevo studiato in questa città per 5 anni».
Oltre a Roma conosceva già, la provincia?
«A Velletri ci sono stato per la prima volta il 22 maggio, proprio per la cerimonia di insediamento ma quando ero seminarista andavo ogni estate, e l’ho fatto per 4 anni, a Castel Gandolfo».
Può spiegarci il significato di diocesi suburbicaria?
«Sono le diocesi e le sedi vescovili situate nelle vicinanze di Roma, sotto la giurisdizione di un cardinale appartenente all’ordine episcopale. Esse sono sette: Ostia, Albano, Frascati, Palestrina, Porto-Santa Rufina, Sabina-Poggio Mirteto, Velletri-Segni. Anticamente i vescovi appartenenti a queste diocesi erano i primi elettori del Papa e pertanto le diocesi suburbicarie hanno sempre avuto come titolare un Cardinale».
Nell’ultimo conclave era uno tra i papabili?
«Le scelte degli uomini sono a volte diverse da quelle di Dio. Ritengo che in questo momento il Papa giusto sia Raztinger».
È impegnato nel dialogo interreligioso?
«Sì, credo molto e mi sono sempre operato molto, per il dialogo tra la nostra fede e le altri fedi».