«Io, sul palco per salvare il teatro»

Gli mancava soltanto questo: salire su un palcoscenico e affabulare le grandi platee, come un attore di lungo corso. L'ultima avventura di Vittorio Sgarbi è il teatro. Il vulcanico critico d'arte e sindaco di Salemi, piccolo comune della provincia di Trapani, andrà in scena in un one man show, intitolato Sgarbi, l'altro, al Teatro Ciak-Fabbrica del Vapore dal 10 al 15 novembre, prima tappa di una vera e propria tournée teatrale, organizzata da Enja produzioni e Agenzia Promoter, che lo porterà in una sessantina di città italiane, dai grandi centri urbani ai piccoli paesi.
Caro Sgarbi, perché questo debutto, non le bastavano l'arte, la politica, il giornalismo, la televisione...?
«Diciamo la verità: per me questa tournée è una grande rottura di scatole. Ma alcuni amici che lavorano nel teatro mi hanno talmente tormentato con questa storia dello show che alla fine ho dovuto dire di sì».
Allora perché ha accettato?
«Perché il teatro è in crisi: dopo Buazzelli, Gassman e Bene non vi sono più attori veri, che interpretano una parte, un ruolo classico».
Se non vi sono più divi secondo lei oggi chi sale in palcoscenico?
«I vari Saviano, Travaglio e tutti quelli che, convinti di avere qualcosa da dire, finiscono per mettere in scena la propria vita. Per esempio Di Pietro sarebbe molto più popolare se facesse l'attore. D'altra parte, ci provai persino io già nel 2000 quando ero direttore del Festival di Asti: avevo pensato a uno spettacolo in cui Andreotti doveva recitare se stesso nel ruolo di imputato al processo di Palermo, Travaglio avrebbe dovuto essere il pubblico ministero e Jannuzzi il difensore. Poi, purtroppo, Andreotti si tirò indietro. Quindi, se ho deciso di mettere in scena me stesso, è proprio per la crisi del teatro».
Cominciamo dal titolo del suo show: «Sgarbi, l'altro». Altro da cosa?
«Avrei voluto chiamarlo Sgarbi, il diverso, ma di questi tempi sapeva di equivoco. E allora ecco perché altro, nel senso che in scena dovrò apparire come non sono quasi mai nella vita e cioè educato, gentile, sorridente... ».
Cosa farà sul palcoscenico?
«Racconterò la mia visione del mondo. La scenografia sarà essenziale. Proietterò filmati e fotografie e vi sarà come sottofondo la musica che piace a me: Mozart, Rossini e Alberto Bruni Tedeschi, il compositore padre di Carla Bruni».
Reciterà a soggetto oppure con un copione ben prestabilito?
«Non lo so ancora. Sicuramente vi saranno tre momenti in cui parlerò di arte, letteratura, cronaca. Uno dei temi saranno i crolli, dal muro di Berlino, di cui proprio il 9 novembre ricorre il ventesimo anniversario, a quello vergognoso della villa liberty di Morazzone, in provincia di Varese, abbattuta per colpa del sindaco Matteo Bianchi. Ma vi sarà spazio per tutto, anche per Graziano Cecchini, l'artista che ha dipinto di rosso la fontana di Trevi e che ho nominato assessore al Nulla del comune di Salemi».
Dunque sarà uno show ogni sera diverso.
«Certamente. Io sono un impressionista e seguirò il mio istinto».
Vi sarà spazio anche per la politica?
«Annuncerò la formazione del partito CL, ma Comunione e Liberazione non c'entra».
E allora cosa significa CL?
«Significa Contro Letizia, contro il sindaco di Milano Letizia Moratti. Sarà un embrione, più avanti deciderò se correre con questo partito per le comunali, a cui, comunque, ho già deciso di partecipare».
Se lei fosse stato in scena in questi giorni avrebbe parlato anche del caso Marrazzo?
«Sicuramente, anzi spero che la storia non si esaurisca prima del debutto».
E cosa avrebbe detto?
«Che in questa vicenda il tema di fondo è la vergogna, quella che Marrazzo deve provare per la sua famiglia e per chi lo ha votato e lo ha sempre considerato una persona con un'unica identità. Lui ha dimostrato, invece, di essere un po' dottor Jekyll e un po' mister Hyde. Al contrario di Berlusconi che non ha mai nascosto di amare le donne e dunque si è sempre comportato da dottor Jekyll e basta, senza avere una doppia personalità».
Gli spettatori potranno interagire con lei durante lo show?
«Spero di no. Ma visto che devo dare di me l'immagine di una persona gentile se qualcuno vorrà farmi una domanda non potrò zittirlo».
Sarà sempre da solo in scena?
«Purtroppo no. Io non avrei voluto nessuno, non ne sento certo l'esigenza, ma gli organizzatori vorrebbero qualche ospite. So che il 12 novembre sul palcoscenico salirà Morgan, uno dei conduttori della trasmissione X factor: con lui ho già condiviso una serata a Siena parlando di arte e di follia. Mi piacerebbe venisse Patty Pravo, vedremo se accetterà».
Paura del palcoscenico come ogni attore che si rispetti?
«No. D'altronde io su un palcoscenico ci sto già da tutta la vita».