«Ma io sul set per dieci mesi non ci sto più»

«Eh no, eh? Se mi chiedono di nuovo di fare una serie di dodici o tredici puntate, svengo. Non ci sto più, è chiaro?». Elena Sofia Ricci, la regina della fiction, lo dice sorridendo, ma mica scherza. Il ruolo di Lucia nella famiglia Cesaroni le è piaciuto molto, le ha regalato ancor più popolarità di quella che già conosceva, le ha fatto passare molti momenti emozionanti, ma ora basta, l’idea di passare dieci mesi su un set, gli fa venire l’orticaria. «Ci credo che a Mediaset puntano sulla lunga serialità, con quel che rende! Visto il successo che hanno avuto i Cesaroni, poi, la linea è chiara, ma bisogno anche tenere in considerazione “l’usura” e le aspirazioni degli attori».
Dunque, è certo: non la rivedremo nella quarta serie della famiglia della Garbatella?
«Solo nella prima puntata. Infatti sono sul set in questi giorni. E non vi dico come mi fanno sparire per non togliere la sorpresa. Poi, per la quinta serie, si vedrà cosa succederà. Questa fiction mi ha dato tanto e sono contenta di averla girata, ma ho fatto un patto con Mediaset: in futuro prenderò in considerazione solo lavori che comportino poche puntate».
Intanto si è «rigenerata» al cinema...
«Per me è molto importante fare esperienze diverse, al cinema in Tv e, soprattutto, in teatro dove ho un contatto diretto con il pubblico. Interpreto ruoli totalmente diversi per Veronesi nella commedia Genitori & Figli dove sono una sciagurata a caccia dei mariti delle altre e per Ozpetek nel film Mine vaganti dove mi sono pure imbruttita per sembrare una zia zitella. E ho pure fatto una fiction per Raiuno dedicato alle morti sul lavoro».
Tutto ciò dimostra che non ci sono più steccati tra cinema e televisione.
«Sì, finalmente si è abbattuto questo muro. E alcuni importanti registi si sono tolti la puzza da sotto il naso e si dedicano con attenzione alla fiction. I Cesaroni e anche altre serie hanno dimostrato che se ci sono qualità e bravi attori, il pubblico ti segue. Mediaset è stata coraggiosa a mandare in onda un prodotto moderno con tematiche anche difficili, come la famiglia allargata, che ha aperto una strada».
Però si è fermata su un prodotto innovativo come «Amiche mie», di cui è stata bocciata la seconda stagione.
«Questo mi ha intristito molto. Si è detto che la serie interessava solo a una fascia ristretta di donne. Però sono quelle più attive anche a livello pubblicitario. Mi è spiaciuto soprattutto per i lavoratori che avevano la sicurezza di un secondo incarico. Invece, tutti a casa. Per noi attori di nome è più facile: se perdi un lavoro, ne trovi un altro. Le maestranze e gli altri attori, invece, passano un brutto momento».