«Ma io ti dico che con Facebook si vive meglio»

Caro direttore,
sono una facebooker (ma chi l’ha inventata questa parolaccia?), di quelle moderate. Mai più di mezz’ora totale al giorno, nessuna particolare perdita di tempo. Persino Brunetta non avrebbe nulla da eccepire. Io invece eccepisco sulla moda dell’ultim’ora: sparare su Facebook e i suoi seguaci. Evidentemente fa molto figo dire: «Io non ci sono. Non mi immischio con la marmaglia dei poveracci e con la gentaglia che li usa (i poveracci) per farsi pubblicità (i politici... )». E questo è il mio contromanifesto del vostro «Manifesto dei pochi che resistono». Senza Facebook si resiste benissimo. Come senza cellulare, computer, bancomat e carte di credito. Sai quanti ne conosco. Senza Facebook si vive benissimo, con Facebook, volendo, anche meglio. Ho recuperato amici che non sentivo da anni. Ex campioni di atletica, di quando l’atletica era la mia vita. Mi sono emozionata a rivedere foto come quella che ti mando in allegato. Senza Facebook non sarebbe stato possibile. Certo il rischio è farsi schiavizzare. Stare ad aspettare la posta... appesi ad attendere un messaggio... Ma, pensa, anche per usare Facebook, ci vuole la testa... Sul libro delle facce c’è pure la mia... E tu sai cosa vuol dire per me, principale nemica della mia immagine... Lo sai perché, quando eri mio direttore qui a Studio Aperto, un giorno hai dovuto farmi una lavata di testa per costringermi a mettere una foto sul sito del nostro tg! Al posto della mia faccia c’era una X! «Non sta bene - mi hai detto -. Vedi di farti questa foto e non rompere». E resto dell’idea che la X ci stava meglio... Comunque una regola del giornalismo è informarsi prima di scrivere. Soprattutto quando si vuol criticare qualcosa o qualcuno e quindi esporsi. Non si possono avere 20mila amici (come detto nell’articolo di Granzotto): il massimo sono 5mila. E soprattutto Veltroni non ne ha 1.327. Alle 13.25 di lunedì 15 dicembre ne aveva 4.862. Di’ al collega Granzotto che, se si sbriga, fa ancora in tempo a chiedergli l’amicizia.

Cara Alba, la tua difesa di Veltroni mi commuove. Del resto sei sempre stata una ragazza molto sensibile: hai sempre avuto a cuore le cause perse. La tua difesa di Facebook, invece, mi commuove un po’ di meno perché, al contrario, credo che in questo momento la vera moda sia essere su Facebook, non starne fuori. Dimmi tu se hai sentito qualcuno negli ultimi tempi, oltre al nostro splendido Granzotto, che non esalta le magiche virtù del fenomeno del momento: dai politici agli imprenditori, dai giornalisti fino ai cardinali, è una vera e propria mania collettiva. E come ogni mania, per evitare che diventi inebriante, ha bisogno accanto al coro dei sostenitori (come te) almeno una voce dissonante (la nostra). Ah, dimenticavo. Su Facebook c’è anche la mia faccia. Non l’ho messa io, però: è stato fatto a mia insaputa. Io su Facebook non ci sono mai entrato e non ho intenzione di entrarci, anche perché piuttosto che farmi chiamare facebooker (hai ragione tu: è orribile) mi taglio l’alluce con una spada rovente. Mi spiace non poter vedere la tua nuova fotina (stai tranquilla: sempre meglio di una X) e mi spiace non poter sfogliare insieme a te, via computer, l’album nostalgico dell’atletica. Però, se vuoi, possiamo ugualmente restare amici. Io ci terrei. Se ci si vede in un caffé, anziché dentro un microchip va bene lo stesso?