«Io, tranquillo sul dirigibile impazzito»

«Paura? Addirittura panico? Ma nemmeno per un momento! Sa che le dico? Il terrore vero l'hanno provato quelli che ci guardavano, con il naso all'insù, da terra. E non parlate di pericolo: a bordo di un dirigibile non c'è mai pericolo! Al massimo, com'è successo martedì all'Arena, con il timone ko, ci si comporta come su una mongolfiera. E si atterra solo quando si trova uno spazio adatto».
Sarà l'accento arrotato della Svizzera francese, da cui è originario. Sarà il tono pacato, sicuro, olimpico. In ogni caso Ernesto Merz, 59 anni, pilota di professione e titolare della Balloon team di Lugano - una società specializzata in voli in mongolfiera - sembra essere molto franco quando assicura che quello del dirigibile libratosi all'improvviso (e del tutto inaspettatamente) su Milano martedì pomeriggio per mezz'ora è stato un volo tranquillo, senza patemi. Anche se a terra ha scatenato il finimondo, con uno spiegamento di fiorze da grandi occasioni e persino la chiusura del traffico aereo su Linate per 20 minuti.
«Era un evento pubblicitario - ci spiega Ivano Bono, titolare della società di eventi “Bono corporation“ -. L'azienda proprietaria del dirigibile ha un contratto in esclusiva con noi per l'Italia. Volevamo ricordare il volo partito sempre dall'Arena civica, che all'epoca era la nostra “fiera campionaria“ nel 1906 durante l'Expo di allora».
Ma qualcosa è andato storto, come spiega Merz. «Alle 18.20, sempre coordinati dalla torre di controllo di Linate, abbiamo iniziato la prima delle 4 evoluzioni in programma e che comprendevano ciascuna un decollo dall'Arena con un volo di 2 chilometri e ritorno. Non appena ci siamo alzati con il dirigibile, però, le calde correnti termiche ascensionali ci hanno mandati a sbattere contro un lampione dell'Arena, rompendo parte dell'empenaggio, cioè la struttura posteriore del dirigibile che comprende le due ali orizzontali e il timone, verticale. A quel punto ho capito che non saremmo più riusciti ad atterrare lì, che dovevamo lasciar andare il dirigibile perché il timone, per tre quarti, era inutilizzabile. Per poi trovare un posto abbastanza ampio dove scendere con calma».
«Nessuno ha avuto paura a bordo, tutti hanno capito subito cos'era successo e come si doveva agire di conseguenza - prosegue Merz -. Mi è bastato dire agli altri 4 uomini dell'equipaggio (un altro svizzero, un francese e due italiani): “Ora siamo su una mongolfiera!“. Così, dalla gondola, (la cabina di pilotaggio, ndr) ho lasciato andare il dirigibile dolcemente per una mezz'ora. Giusto il tempo per individuare il campo di Sesto S. Giovanni e dalla gondola ho tirato la corda che apre un pannello sul dorso del dirigile, permettendo di far uscire aria calda che stabilizza il mezzo e ottimizza la discesa».