«Io, uomo di sinistra pentito, metto in burla chi governa»

«La politica è un’arte per pochi, oggi in Parlamento solo tecnici. Chi sono? Imprenditore giovane, ultrainterista e anti-morattiano»

Chiariamolo subito: Spoon Tever perché il Tever è un river?
«Certo che sì: il Tever è un river e Spoon River non è un libro. È il libro. Più lo leggo, più lo rileggo, più mi rendo conto che nessun altro è alla sua altezza. Il mio cult. Ha la delicatezza, l’eleganza, la malinconia, il sentimento che manca in altre pagine...».
Eppure i tuoi «ritratti postumi» non sono certo privi di raffinatezza... In molti casi il lettore fatica a riconoscervi l’ispiratore.
«È il gioco di questo tipo di libri, un po' divertimento, un po' catarsi. Come superare certi traumi raccontandoli».
E il caso ha voluto che le tue pagine vedessero la luce all’indomani di queste «rivoluzionarie» elezioni...
«La politica è un’arte per pochi, in grado di utilizzarla nel modo giusto. Ora ci troviamo un Parlamento di soli tecnici o quasi. Ed è il funerale della politica».
Ma ti piace?
«Io, teoricamente, sarei un’intelligenza di sinistra; ormai però non lo so più. Bertinotti, ad esempio, è stato dannoso per la sua parte e per i suoi avversari. Ha bloccato il progresso dell’Italia per piccoli episodi di protagonismo».
Però probabilmente senza estremismi si vive meglio...
«Non sono felice della sconfitta delle ali. Né a destra, né a sinistra. Quasi sempre sostengono idee profondamente sbagliate, ma, come dire, ti ricordi Humphrey Bogart? È il dibattito, bellezza! E ora non ci sarà più».
Nel tuo parlamentino invece siedono tutti, volti di ieri e di oggi.
«È assolutamente trasversale, nel tempo più che nello spazio. Gli ho dato anche un posto in aula, ma è assolutamente casuale. Sono macchiette, potrebbero sedere dappertutto».
Li ami o li odi?
«Alcuni mi fanno paura, altri tenerezza, per qualcuno nutro sentimenti di umana pietà».
A tutti hai regalato l’immortalità della satira.
«Ecco, spero tanto che venga intesa così. Non volevo menar gramo e tanto meno tracciare le lapidi cimiteriali di 52 politici».
Tutti nascosti dietro pseudonimi...
«Come me, ma non sforzatevi con gli anagrammi, è fatica sprecata. Alcune poi sono tipologie di personaggi e non corrispondono a nessuno in particolare».
E mentre il lettore fa l’indovinello, Spoon Tever se la ride dietro la maschera...
«Qualche indizio? Sono giovane, imprenditore, ultranerazzurro, anti-morattiano. E naturalmente innamorato di Spoon River. Ora basta, però, altrimenti mi sgamano».