Io vecchio Beatle e quei bimbi affamati

Aprirò il Live 8 a Hyde Park con una piccola band irlandese che forse conoscete chiamata U2, cantando Sergeant Pepper's Lonely Hearts Club Band, una canzone resa famosa da un'altra piccola band in cui ero solito suonare. Mi è stato suggerito da Bob e Bono, ragazzi matti irlandesi (che Dio li benedica), che sarebbe un buon inizio per tutto l'evento. «Erano vent'anni fa oggi...». E sono vent'anni, più o meno, da quando ci riunimmo tutti quanti per il Live Aid, chiudendo lo spettacolo al Wembley Stadium cantando un'altra canzone dei Beatles, Let It Be. È stato un giorno che ha lasciato il segno nella nostra storia, ed io ero molto orgoglioso di farne parte. Mi sembra di ricordare che al Live Aid si riferivano a me come ad un «anziano uomo di Stato», quindi cosa sono adesso? Un ancor più vecchio uomo di Stato. E non c'è niente di male in questo. Mi sento come un ex-presidente del rock'n'roll. Suonerò con il mio gruppo e chiuderò lo show. Naturalmente sono onorato del fatto che vogliano le mie canzoni per una tale nobile causa, ma questo è il potere dei Beatles. Ogni giorno sento gente di tutte le età, da tutte le parti, che mi dice: «Grazie per la musica che ha segnato la mia vita». Quello che abbiamo fatto con i Beatles ha superato noi stessi e le nostre intenzioni. Quando qualcosa che hai fatto è così amato e ricordato, puoi solo constatare che qualcosa di incredibile è successo, oltre qualunque nostra aspettativa. Penso che stia succedendo la stessa cosa con il Live 8 ora. L'idea ci sta superando. In qualche modo il Live 8 porta avanti l'ideale che faceva parte della musica negli anni '60. Quando abbiamo cominciato, tutti pensavamo di farlo per guadagnare dei soldi e rimorchiare ragazze, ma è risultato essere molto più di questo. La musica e la politica hanno cominciato a fondersi perché, su un livello idealista, parliamo delle stesse cose, pace, amore e uguaglianza, valori estremamente buoni. Nei Beatles lo gridavamo perché quella era la nostra natura. Eravamo persone che pensavano, avevamo opinioni e avevamo cominciato a capire che non eravamo le uniche persone a pensarla in quel modo. Dicevamo sempre: «Queste non sono le nostre idee, queste sono le idee della nostra generazione». Avevamo l'esposizione e potevamo dar voce a quelle idee. E questo è un fenomeno davvero interessante. Io guardo al G8 e vedo i leader del mondo, ma posso anche vedere il cast del Live 8 e vedere leader del mondo, in un senso diverso. I leader politici parlano di «cuori e anime» ma questo è anche quello che tratta la musica. We Shall Overcome durante gli stenti della guerra civile. Give Peace A Chance durante la guerra del Vietnam. La musica può trasmettere idee semplici e potenti, ma lascia spazio alle emozioni nelle idee. E a volte aiuta essere un po’ emotivi sulle cose. I politici possono tentare di rimanere distaccati e oggettivi, forse lo devono essere, ma il resto di noi può guardare questo e dire: «Immaginati un bambino nato oggi nel debito da cui non può liberarsi». Immaginatevelo. Quindi cosa vogliamo fare al riguardo? Ho chiamato Bob qualche settimana fa perché avevo sentito che voleva parlarmi, e avevo un'idea di che cosa si trattasse. E gli ho parlato delle mie preoccupazioni. Nel 1985 la mia più grande preoccupazione era la corruzione, che gli aiuti arrivassero nel posto sbagliato e che sparissero nelle mani dei governi. Ma Bob mi disse: «Andremo noi laggiù a distribuirli». E ha fatto di tutto perché ciò avvenisse, grandioso. Così questa volta gli ho detto: «Com'è la storia Bob? Le tue stesse parole erano state “Fatiche caritatevoli”». E lui me lo ha spiegato vigorosamente, come fa sempre. Lui è quel tipo di persona. Gli ho detto: «Bob, tu sei matto. Ma se c'è qualcuno che lo può fare, quello sei tu». Matto in senso buono, una follia fantastica e positiva. Questa non è una raccolta fondi. Non si tratta dei soldi. È una raccolta di coscienza. Si tratta di parlare per la gente africana nata adesso nel debito eterno. Non c'è modo per loro di uscirne da soli. Quello che stiamo cercando di fare è di far cancellare quel debito. È una cifra ridicola per noi ed è tutto per loro. I musicisti sono ancora una volta dei portavoce. È una cosa che la gente ha tentato di far capire per tanto tempo e noi vogliamo che i governi accolgano l'idea, mossi dal volere della gente. E sembra proprio che stia succedendo.
Sono molto emozionato a fare il Live 8. È un momento che potrebbe cambiare il mondo ed eccoci qui, facciamo un respiro prima che accada. Questo è un magnifico punto in cui stare, proprio prima di entrare da una porta. Potrebbe essere il concerto più importante di tutta la nostra vita.