«Io, vero Babbo Natale del Carlo Felice»

Francesca Camponero

Chi si trova a passare dall’ingresso degli artisti del Carlo Felice, anche solo a chiedere un’informazione, non può non notarlo: dietro ai vetri della portineria c’è proprio lui, Babbo Natale. Lo sguardo bonario e intelligente dai due grandi occhi azzurri, a cui fanno cornice grosse sopracciglia a virgola e una maestosa barba bianca, fanno di «Pierone» (così lo chiamano i colleghi) un perfetto Santa Klaus.
Quando gli ho fatto notare la somiglianza, mi ha risposto: «Io non somiglio, io sono Babbo Natale!», in effetti, a guardarlo, sarebbe difficile sostenere il contrario.
Pierluigi Molinari, questo il suo nome all’anagrafe, è dipendente del teatro Carlo Felice dal 1991, anno in cui è stato inaugurato il nuovo teatro. Per sette anni è stato macchinista, poi, nel ’98 è stato addetto allo scarico merci, e adesso, da due anni, è in portineria. Ma la sua funzione di Babbo Natale la esercita dal 1986, quando, consigliato dalla mamma novantenne, ha deciso di prestare la sua immagine per la gioia dei bambini del suo paese,Torre Ratti.
Il primo abito da Babbo Natale, glielo hanno cucito proprio le mamme di quei bambini, e quando è stato pronto, lui lo ha indossato sul suo trattore, girando per il paese a distribuire i doni, di casa in casa, proprio come fa Santa Klaus la notte di Natale. Inutile dire il successo che ha avuto tale evento, tanto che l’anno dopo, in quel piccolo paese di campagna, si è pensato di fare di più. Un amico di «Pierone», proprietario di diverse piattaforme aeree, ha addobbato una di queste con un grande mantello rosso, qui è stato fatto salire il nostro Babbo Natale, pronto per essere alzato fino a 20 metri .
Sono state spente tutte le luci del paese, e quando lui è arrivato all’altezza stabilita,la moglie, dalla finestra di casa, gli ha puntato un faro che lo ha mostrato a tutti i paesani, grandi e piccini, a braccia aperte e in tutto il suo splendore. Spento il faro, quindi al buio completo, Babbo Natale è stato fatto tornare a terra. A questo punto sono state riaccese le luci del paese e lui, riapparso fra tutti come d’incanto, con al seguito un folletto (interpretato dalla figlia) e il suo cane Attila, a cui erano state applicate adeguate corna da renna ha cominciato a sfilare, sotto le note di una fisarmonica che intonava i vari canti natalizi.
Un bambino piccolo, che aveva assistito a tutto questo, tirando la giacca a suo fratello più grande, ha esultato: «Te lo avevo detto che esisteva Babbo Natale!» Credo non sia stato il solo ad avere questa certezza in quel momento. Per «Pierone» è cominciata una vera carriera, tanti bambini, anche di paesi limitrofi, hanno iniziato a scrivergli, chiedendo ognuno regali per sé e per i componenti della famiglia. «Lettere davvero commoventi, - dice il nostro Babbo Natale, - alcune le conservo ancora». La voce è circolata tanto da arrivare alla direzione dell’Istituto per non vedenti «Davide Chiossone»,che lo ha voluto per festeggiare i suoi bambini per quattro anni di seguito. I piccoli si divertivano a toccargli la barba e a tastargli il pancione su cui spiccava la grossa fibbia del cinturone, contenti di verificare che Babbo Natale era davvero tra di loro. Qualcuno gli ha anche detto. «Sei un Babbo Natale cattivo!» per non aver ricevuto il regalo che desiderava. «... io distribuivo i pacchi che mi avevano dato i loro genitori...» afferma Pierluigi quasi scusandosi. Ma i bambini, si sa, a volte sanno essere terribili e non si rendono conto di fare male anche a chi dimostra loro affetto. Ora «Pierone» continua ad avere richieste per le sue performance natalizie, ma rifiuta, perché si tratta di richieste retribuite e questo proprio non gli va. Mi dice orgoglioso: «Babbo Natale non ha prezzo». Credo proprio abbia ragione.