Io, vice Re Magio per un giorno tra abiti dorati (e cellulari)

Ho passeggiato per Milano con Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Ho avuto il privilegio di toccare con mano, oro, incenso e mirra. Ma mi sono anche tolto, finalmente, lo sfizio di guardare negli occhi Erode per capire che intenzione avesse una volta per tutte. E'accaduto tutto ieri. Una delle mezze giornate più bizzarre della mia vita. Ci avevano «scritturato» un paio di mesi fa, mia moglie, Roberta, ed io. Con una frase apparentemente innocua: «Ve la sentite di partecipare al corteo storico dei Re Magi che porteranno i doni alla sacra famiglia, sul sagrato della Basilica di Sant'Eustorgio il giorno dell'Epifania? Se sì, presentatevi puntali alle 8,30 per la vestizione e l'assegnazione dei ruoli». Erano anni che mi frullava per la testa questa idea del corteo storico dei Re Magi. Avevo assistito alla sfilata, avevo leggiucchiato qualcosa scoprendo che la tradizione lo fa risalire al 1336, quando sotto Azzone Visconti, «aveva preso corpo il corteo dei Magi a cavallo, che attraversava la città seguito da una schiera di servi e di animali esotici di ogni genere». Ebbene, ieri, 676 anni dopo, ce l'ho fatta e, come figurante, ho potuto ripercorrere passo passo quello stesso itinerario, rivivere col pensiero le emozioni di qualche secolo prima e riandare con lo spirito ancora un po' più indietro, diciamo duemila e rotti anni fa. Posso ben dirvi che, come figurante, ho fatto la mia bella figura. Assegnati da anni, «per investitura divina», i posti dei tre Magi, il caso ha voluto che mi toccasse indossare il luccicante damascato blu e dorato vestito di nobiluomo delle corte di re Melchiorre, che poi sarebbe, secondo la versione più ortodossa diffusa da alcuni habitué del corteo,(...)