Io violentata da un mostro rivoglio i sogni e la mia vita

Dal 24 ottobre tutti si sono chiesti chi fosse questa ragazza che una mattina, andando all’università come tutti i giorni, si è imbattuta in un «mostro» che le ha stravolto la vita. La domanda circa la mia identità ha una risposta semplice: sono una ragazza normalissima di 20 anni che frequenta il terzo anno di università, che adora uscire con gli amici e stare in compagnia. Ho un sacco di sogni che momentaneamente si sono interrotti: ciò che mi è successo non mi permette ancora di fare programmi a lunga data perciò dovrò rimandare i miei viaggi, posticipare gli esami e la laurea; ma sono tutte cose solo sospese perché questo tragico evento voluto dal destino non può e non deve cambiare la mia vita: non darò a questo uomo, se tale si può definire, la soddisfazione di rovinarmi anche la vita. Da questa esperienza orribile, che non auguro nemmeno al mio peggior nemico, voglio uscire più forte di prima ma ora devo riuscire a riprendere la normalità: guidare, uscire da sola, andare all’università, entrare nei luoghi affollati, restare a casa senza i miei genitori o i miei amici.
Da un punto di vista, però, non sono una ragazza come tante altre: sono forte e non mi sono mai abbattuta; questo è stato possibile anche grazie all’aiuto dei miei genitori (per i quali non è un momento facile: il dolore che si prova quando tua figlia viene violentata è inenarrabile), di mio fratello e dei miei amici. Sono fortunata: ho tantissimi amici e quelli veri si vedono nel momento del bisogno; anche per quest’ultimi non è stato facile perché non si sa mai cosa dire o fare davanti ad una persona che ha subito uno stupro, ma la mia casa non è mai stata vuota e loro hanno capito esattamente di cosa avessi bisogno. Meriterebbero di essere ringraziati uno ad uno ma oltre al mio anonimato, è giusto preservare anche il loro. Un grazie speciale però lo posso dire alla mia migliore amica che non mi ha mai lasciata. In tutto ciò ho potuto veramente verificare la bontà della gente: esistono persone favolose ed eccezionali per la loro umanità, in primis la ragazza che il 24 ottobre è corsa in mio soccorso, che io chiamo «il mio angelo custode».
Si sono dimostrate straordinarie con me tutte le forze dell’ordine, la squadra mobile della polizia, i medici, gli infermieri, la psicologa e la comunità in genere. Tutti coloro che si sono invece distinti per il loro poco senso civico ed umano, non meritano nemmeno di essere ricordati: vanno rimossi dalla mia testa. Ora chiedo solo giustizia: deve pagare per ciò che ha fatto, non so se la pena che gli verrà attribuita mi basterà, ma già il fatto che lui sia stato arrestato ha permesso di fare un salto in avanti alla mia psiche. Spero che il processo finisca presto, perché ho 20 anni e mi merito di voltare pagina. Comprendo il lavoro di chi informa e il desiderio di capire da parte di chi ha partecipato alla mia sofferenza, tuttavia ora chiedo che si abbassino un po’ le luci per rispettare la volontà mia e della mia famiglia di un po’ di riservatezza. Questo silenzio che chiedo deve servire inoltre a me stessa per poter rielaborare questa tragica esperienza e farla diventare in seguito una testimonianza per tutti coloro che hanno avuto la disgrazia di provare ciò che sto provando io ma che non hanno avuto la possibilità di far sentire la loro voce. Ora mi fermo qui perché ho molte cose importanti da fare: devo riprendere in mano la mia vita con i miei sogni, le mie speranze e i miei progetti.