«Io, vip del Pd, in piazza per la scuola pubblica (con i figli alla privata)»

Caro direttore,
sono un lettore abituale del Giornale perché quando voglio capire dove stia andando a parare l'avversario, sfoglio le sue pagine. La sua decisione di aprire l'edizione di venerdì con le scelte educative riguardanti i figli miei e di altri cinque «vip di sinistra» mi ha sorpreso, ma non per la brutalità della strumentalizzazione, bensì per l'efficacia comunicativa dell'argomentazione. Sulla strumentalizzazione aggiungo solo due parole: ormai ogni ambito, anche il più privato, è strumento di lotta politica: io non sono ingenuo e non me ne meraviglio, strumentalizzate voi e lo facciamo anche noi, sempre, continuamente. Non è bello, ma è così. Preferisco non fare il moralista e andare al centro della questione da voi posta, perché sono convinto che il suo Giornale abbia una particolare capacità persuasiva presso un blocco sociale ben individuabile e allora accetto la sfida.
Piccolo inciso: avrei voluto farlo anche la settimana scorsa, quando una sua intelligente giornalista mi ha paragonato a Margherita Granbassi per la vicenda di un mio rifiuto a partecipare ad un reality show, ma poi ho pensato che è bene non darvi troppa confidenza, siete pur sempre il quotidiano dei «nemici» e ignorarvi fa più chic.
Stavolta, bando agli snobismi (vero vizio intellettuale del mio campo) ed eccovi una domanda, in risposta: ma dove sta scritto che ci sia contraddizione tra la difesa della scuola pubblica da una riforma che considero sbagliata e la mia decisione di inviare mia figlia a una scuola internazionale? Sarebbe grave se facessi il ragionamento che quasi sembra voi vogliate istigare: io ho una figlia a una scuola internazionale, quindi chi se ne frega della scuola pubblica. Caro direttore, continui con le sue strumentalizzazioni, io continuerò con le mie: proviamo a mettere in campo insieme a quelle, anche delle idee. Le nostre, divergono. Non è un male, è una ricchezza: è la bellezza della parole democrazia e non la impoverisca con liste di proscrizione.Mario Adinolfi - Roma

Caro Adinolfi, non credo che una persona intelligente come lei, così intelligente da essere persino attratta dai reality show (e lo dico senza ironia), non capisca che dietro questa vostra evidente contraddizione (per gli altri la scuola pubblica, per i vostri figli la scuola privata) c'è lo stesso snobismo che non vi fa rispondere ai «nemici». A proposito, che c’entrano le liste di proscrizione? Noi, a differenza sua, non ci permettiamo nemmeno di definire nessuno «nemico»... Se poi vuole mettere in campo le idee, ecco fatto, siamo qui. La nostra idea, per esempio, è che fra gli insegnanti vada introdotta la meritocrazia, che i più bravi vadano premiati e i fannulloni allontanati. È d’accordo? Glielo spiega lei ai suoi amici della Cgil? Sì? Allora, già che c’è spieghi loro anche che spendere il 97 per cento del bilancio dell'istruzione per pagare gli stipendi è una follia. E che portare i bambini in piazza con cartelli al collo o nascondere i volantini anti-Gelmini nelle merendine è, questa sì, una strumentalizzazione violenta. E che le tre maestre non hanno nessuna giustificazione pedagogica. Perché vede è con questi falsi slogan, che voi contribuite a rilanciare in tutte le piazze, che da sempre viene bloccato il cambiamento della scuola pubblica. Risultato? Lo sfascio. Ma tanto a voi che importa? Mandate i vostri figli nelle private. E nemmeno vi accorgete della contraddizione...