"Io, vittima dei pm di Napoli pronto a lasciarmi morire"

Il consigliere campano Roberto Conte denuncia: "La Procura ha nascosto al processo
migliaia di conversazioni che provano la mia innocenza. È killeraggio"

«Se per scuotere le coscienze c’è bisogno di far morire la gente, come già con Tortora e più recentemente con il mio amico Nugnes (l’assessore suicida nell’inchiesta Romeo, ndr), allora preparatevi. Perché il sottoscritto, vittima di un killeraggio scientifico, farà quella stessa fine». Il consigliere regionale di centrodestra Roberto Conte (leggi articolo nella pagina a fianco) è fuori dalla grazia di Dio.
Cosa la turba tanto?
«Mi hanno distrutto la vita con accuse inesistenti grazie a un pentito giudicato inaffidabile da altri giudici. Dopo aver scoperto che molte trascrizioni degli interrogatori, nelle quali il pentito diceva che non era neppure in grado di riconoscermi, non corrispondevano alle reali dichiarazioni ho appreso che esistevano migliaia di intercettazioni che la procura aveva omesso di depositare al processo, e che mi avrebbero garantito l’assoluzione. A quel punto ho pensato che questo schifo doveva essere denunciato. L’ho fatto nonostante gli amici mi suggerissero di non attaccare gli inquirenti. Questo si aggiunge ad un altro processo-farsa dove fu emessa una misura cautelare nei miei confronti sulla base di un’intercettazione telefonica dove i periti del tribunale, non quelli di parte, hanno accertato che la trascrizione fu, diciamo così, erroneamente trascritta».
Non l’ha sorpresa la denuncia dell’onorevole Papa?
«Assolutamente no. Anzi penso che una piccola parte di pm e giudici faccia carriera criminalizzando coloro che combattono un sistema politico a loro congeniale. Non escluderei che qualche magistrato che si è interessato al mio caso abbia poi avuto, dopo l’ingiusta condanna, qualche cosa in cambio. Dovevate vedere la sorpresa nelle espressioni dei giudici di appello quando i miei avvocati hanno depositato le memorie difensive con la storia delle intercettazioni scomparse in primo grado e ricomparse dopo. Se hanno stralciato la mia posizione un motivo c’è».
L’accusano di essersi venduto ai clan, in cambio di voti.
«Falso, com’è stato dimostrato. Basta un esempio. Nella strada dove il clan Misso esercitava maggiore influenza ho preso solo due voti, superato da centinaia di candidati. Lo stesso Misso, quel giorno, non mi ha votato giacché nella sezione dove votava lui, i suoi congiunti e i fedelissimi, uscirono zero voti per me».
Sulla sua ricandidatura ci sono state molte polemiche.
«Biasimo chi mi ha criticato a prescindere perché prima di giudicare dovrebbe sapere come stanno le cose, e qui stanno davvero male per la giustizia. E comunque in una regione che ha visto un magistrato importante salire di grado dopo diverse accuse di collusioni con la camorra, si fanno le pulci al sottoscritto per un’inchiesta che grida vendetta. Grazie a un prefetto pluri-inquisito che in un’informativa mi dà per condannato definitivamente quando invece, già in appello, sono stato stralciato, 450 persone a Natale hanno perso l’impiego perché il loro datore di lavoro aveva la colpa di conoscermi. Non avrò pace fino a che non verrà fatta luce su queste vicende che mi appresto a denunciare alle autorità competenti».
GMC