«Io voto no Cade Prodi? Affari suoi»

da Roma

La frittata adesso è fatta. L’annuncio di Romano Prodi, che ieri ha rotto gli indugi e si è schierato fra coloro che nella coalizione di centrosinistra vogliono abbattere lo scalone, ha creato un piccolo terremoto nell’ala moderata della maggioranza di governo, nel luogo più delicato, nell’aula di Palazzo Madama. E il primo ribelle che è già uscito allo scoperto, dopo mesi di dichiarazioni preoccupate sulla semplice eventualità di un abbattimento, è proprio il padre della vecchia riforma, Lamberto Dini.
Lo ha spiegato lo stesso ex premier del 1995 - oggi senatore della Margherita - che in una dichiarazione al Tg2 di Mauro Mazza fa ricorso ad un linguaggio a dir poco informale: «Questi sono sordi. Io voto no a questa legge sulle pensioni, non è accettabile un provvedimento di questo tipo». E Dini ovviamente non si ferma a questo. Infatti l’intervistatore, che capisce subito le possibili implicazioni dello strappo, soprattutto in una Camera in cui la maggioranza è appesa ad un filo e si regge per un solo voto gli chiede: «Ma ciò può portare alla crisi del governo Prodi?». E l’ex presidente del consiglio, scuro in volto, quasi minaccioso: «Sono affari suoi...». Suoi, ovvero di Prodi e del suo governo.
Insomma, uno strappo personale che apre un varco politico di non poco conto. Se non altro perchè insieme a Dini, in difesa della riforma dell’età pensionabile introdotta dalla legge Maroni si erano già schierati, nei giorni scorsi, altri senatori dell’Unione, come Marco Follini, Antonio Polito, Natale D’Amico, il riformista diessino Antonio Morando e non ultimo, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, con una dichiarazione molto netta della settimana scorsa. Il tenore della riflessione di Dini è tale che lascia presumere quali posizioni potranno assumere gli altri senatori: «Mi pare - aggiunge lui affondando il coltello nella piaga - che la dichiarazione del presidente del Consiglio smentisca Massimo D’Alema, che aveva detto non ci sono i soldi per eliminare lo scalone». Aggiunge il senatore della Margherita, sempre al Tg2. «Prodi smentisce il suo vicepresidente del Consiglio ed il presidente del partito dei Democratici di sinistra e mi pare che questa non sia una cosa da poco». Infine, quasi sarcastico sull’ipotesi di copertura individuata dal presidente del Consiglio nella sua dichiarazione: «Mi pare che ci saranno discussioni in Consiglio dei ministri quando Prodi andrà a dire che lui troverà i risparmi attraverso la riduzione dei telefonini e delle auto blu....». Inutile dire che a questi tagli, il senatore non ci crede affatto. Conclude Follini: «Prodi corre il rischio di fare una frittata». Appunto.