Iole, una single metodica che non ama farsi notare

Una donna riservata, dalla vita semplice e regolare. Persino monotona. I vicini: «In casa non riceveva mai nessuno»

nostro inviato

a Castelfranco Veneto (Treviso)
Una donna riservata, figlia di genitori riservati e di una terra abitata in gran parte da gente riservata, che pensa a lavorare senza farsi troppo gli affari degli altri. Una donna scompare improvvisamente, e adesso tutti cercano di ricostruire i particolari di una vita che scorreva tranquilla in una delle mille cittadine venete. Castelfranco Veneto, la patria di Giorgione, mura del castello intatte, fossato, in lontananza i pendii del Grappa e i colli del Montello, una cartolina dal profondo Nord Est. Cittadella, la patria dei sindaci battaglieri, è a una decina di chilometri da coprire a passo d'uomo. Attorno è un brulicare di case, casette, capannoni, paesotti. Come Altivole, la patria dei cinesi trapiantati in Italia. O Vedelago, dove vive la ragazzina cinese rapita il mese scorso da una banda di suoi connazionali e liberata dai carabinieri nella Chinatown di Milano. Oppure Onè di Fonte, la località dove lo scorso marzo due romeni sequestrarono una giovane liberata dai militari dell'Arma 24 ore dopo.
La vita di Iole Tassitani non mostra scossoni. Via delle Forche 8, zona residenziale di Castelfranco, case recenti e pulite: quello di Iole è un palazzo di sei piani tutto vetri e cemento. I vicini fanno a gara per spremere qualche particolare degno di nota, ma è un'impresa. «È la regolarità fatta persona», dice la signora Maria Causin che abita nello stesso condominio. I genitori vivono a cinquecento metri, lo studio notarile del papà Luigi dove lavora anche la figlia è a poco più di un chilometro. La vita della famiglia Tassitani sembra non debordare da queste sponde sicure.
La donna scomparsa ha 42 anni, da otto vive sola, esce sempre alla stessa ora per andare a lavorare, si muove sempre in auto, una Ford Fiesta grigia, l'ideale per chi non vuol farsi notare. Preferisce le quattro ruote anche se a piedi sarebbe una passeggiata di un quarto d'ora. Torna per ora di pranzo, parcheggia sempre nello stesso punto, riparte nel pomeriggio, la sera seppellisce la Fiesta in garage. Non riceve nessuno. Vita da «single» con la compagnia di due gattine. Altri quattro micetti ti sorridono dallo zerbino davanti alla porta del terzo piano e ti dicono «welcome», benvenuto. La donna delle pulizie ha le chiavi, anche ieri mattina è entrata per dare da mangiare ai gatti senza stupirsi di non trovare nessuno in casa. Un lavoro tranquillo, per sua natura riservato. Il papà è notaio, lo studio è molto conosciuto in questo angolo del Trevigiano, si trova a pochi passi dalle mura del castello e cura gli interessi della Castelfranco che conta. Nel 1992 Luigi Tassitani denunciò un reddito di 474 milioni di lire. Oggi quanti saranno? E può il corposo appannaggio di un notaio di provincia (sia pure ricca) trasformare una delle sue tre figlie nell'obiettivo di una banda a caccia di un riscatto?
Pochi amici ma contatti frequentissimi con le due sorelle. «Una era qui anche stamattina, preoccupata perché la Iole non rispondeva né al numero di casa né al cellulare», scuote la testa la signora Causin. Ogni tanto lei lasciava Castelfranco per qualche giorno con qualche amica, e sempre avvertiva, diceva dove andava e quando sarebbe tornata. È stata la rottura di questa vita ordinata e prevedibile che ha gettato nello sconforto la famiglia Tassitani. L'auto lasciata a qualche centinaio di metri, gli occhiali che una persona metodica mai perderebbe per strada, il mancato rispetto degli orari che scandiscono ogni giornata. E la cupa ombra dei due rapimenti in nove mesi.