Ipocrita chi vuol fermare il boia dicendo sì a eutanasia e aborto

Tanto per sgombrare il campo, dico subito quello che ormai hanno detto tutti. O quasi. E cioè che uccidere Saddam Hussein è stato un errore politicamente madornale. Da cattolico dico anche che è stata una grave mancanza morale. Spero nessuno sia tentato di chiudermi la bocca dicendo che anche la chiesa acconsentiva alla pena di morte. È vero che in passato è stato così, ma questa pena era accettata nella logica della legittima difesa, quando uccidere il colpevole o il tiranno era l’unica via per tutelare altre vite umane. Oggi sappiamo bene che la società, se solo lo volesse, sarebbe in grado di difendersi da qualsiasi criminale, senza il bisogno di mandarlo alla forca. E quindi anche la chiesa dice no a questa pratica oscena. Giusta quindi la reazione di chi si straccia le vesti, gridando allo scandalo per questa esecuzione. I tempi sono maturi per dire basta.
Non sarà facile, presumo. Sappiamo bene che in alcuni Stati americani, dove la pena di morte è ancora in vigore, far fuori un colpevole viene considerato una forma di affermazione del potere, più che una vera e propria necessità di giustizia. Si pensi con quanto sospetto l’America guarda al buonismo delle democrazie europee, sempre pronte a concedere sconti e scorciatoie penali. La resistenza che fecero, a suo tempo, prima di concedere l’estradizione della Baraldini, la dice lunga sul loro sentire in materia di pene.
Diverso il discorso per i Paesi comunisti, come la Cina, la Corea del Nord e qualche altro e il mondo islamico in generale. Qui sembra prevalere la banalizzazione della persona, ritenuta un valore secondario rispetto ai principi collettivistici o ai diritti di Allah, così come vengono espressi da una visione teocratica della società. Farebbe bene il mondo occidentale a leggere il confronto culturale e di civiltà in atto, partendo da questa ottica, prima di buttare alle ortiche il patrimonio cristiano. È proprio in questa irriducibile visione della persona che si gioca, non solo la diversa impostazione religiosa, ma lo stesso destino sociale dei popoli coinvolti. Credo che dietro a tanto sospetto ed ostilità verso il cristianesimo si celi, in realtà, la paura dell’implosione che esso produrrebbe, in molte culture, se venisse assimilato nelle sue premesse di rispetto per l’uomo, di libertà e democrazia, che esso postula nei suoi principi.
È comunque consolante, a prescindere dagli esiti, pensare che l’Italia, in questo momento, si faccia paladina presso le Nazioni Unite, per promuovere l’abolizione della pena di morte, anche se ci sarebbe piaciuta una ispirazione da pulpiti più coerenti. Trovo ipocrita chi cavalca la scena in nome del rispetto della vita dopo aver predicato per anni la libertà di abortire, di praticare l’eutanasia, di sperimentare sugli embrioni... Ancora una volta, le sirene del mondo radicale sembrano presentarsi al mercato delle opinioni, con la causa buona, più funzionale ad alimentare il narcisismo politico di bottega, piuttosto che dare fondamento morale a queste cause. E ancora una volta il pericolo è quello che queste sirene catturino il sentire di una parte del mondo cattolico, sempre più affascinato dal buonismo delle battaglie estemporanee, più che attento a darsi solidità con le ragioni che vengono dal vangelo.
In questa incertezza di identità anche un Pannella qualsiasi risulta credibile quando chiede il rispetto della vita, dopo aver fatto per anni il mentore di chi sopprimeva la vita in nome della libertà della donna.
Non è una forzatura mettere insieme aborto e condanna a morte. Entrambe partono dall’idea che il più forte abbia maggiori diritti rispetto al più debole e che alcune vite, per la tranquillità di altre, possano essere definite senza valore.
Da questa logica, l’Occidente democratico e post cristiano, non ha assolutamente nulla da insegnare al resto del mondo. Anche se ottenesse una vittoria politica, nell’abolizione della pena di morte, porterebbe comunque nella storia la zavorra di una cultura contro la vita, destinata a tradursi in perdita di equilibrio sociale e credibilità.
Ecco perché i digiuni di Pannella non servono a nulla. Sembrano espedienti politici fini a se stessi, fatti da pulpiti in cui si predica bene ma si razzola male.
brunofasani@yahoo.it