Ipotesi condono Con il decreto sviluppo parte la scossa a Giulio

Berlusconi riunisce Alfano e alcuni ministri per una cabina di regia
sulle misure economiche: dismissioni e liberalizzazioni dovranno passare le forche caudine di Tremonti

Crescita e fronda. Berlusconi, reduce dal weekend russo, raduna a villa San Martino qualche ministro economico e il segretario del Pdl. Un summit che vede presenti, oltre ad Angelino Alfano, il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani e il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. Sul tavolo le due questioni più spinose: il decreto sviluppo, che dovrebbe vedere la luce tra un paio di settimane; e la tenuta della maggioranza, a fronte delle minacce degli scajoliani e dei malpancisti pidiellini.

Ma è sul capitolo economia che il Cavaliere si concentra maggiormente, al fine di evitare l’inciampo su un terreno che resta minato. Sullo sfondo rimangono infatti le divergenze con il ministro dell’Economia Tremonti, nella veste di «signor no», ieri in via Bellerio con i vertici del Carroccio. Il premier vuole accanto a sé le teste pensanti in materia di economia per poter razionalizzare il provvedimento capace di dare una scossa alla produzione, pur condividendo il pensiero tremontiano che «il Pil non si fa per decreto». Le idee sono molte ma ora si tratta di tradurle in un testo coerente.

Ma soprattutto occorre che passino attraverso le forche caudine del ministro dell’Economia, guardiano dei conti.

Sarà sempre lui, infatti, ad avere l’ultima parola sul decreto e c’è il rischio che Tremonti alla fine possa cassare una via l’altra le proposte della cosiddetta «cabina di regia», con un «questo si può fare e questo no».

E il problema è che i «no» superano di gran lunga i «sì».

Le linee d’azione del provvedimento dovrebbero in ogni caso riguardare l’accelerazione sulla vendita degli immobili di Stato, le privatizzazioni, la sburocratizzazione e una maggiore attenzione alla lotta all’evasione fiscale. Ed è maggiormente su quest’ultima opzione che vuole puntare il governo rispetto all’altra ipotesi in campo in questi giorni, ossia quella del condono, fiscale o edilizio che sia. Sul tavolo di Arcore, anche l’ipotesi di un concordato fiscale, versione soft del condono. L’idea sarebbe quella di confrontare i redditi dichiarati con i beni posseduti per poi procedere ad accertamenti di massa. Prima di essere scovati dal fisco, tuttavia, l’evasore potrebbe autodenunciarsi e «concordare» di sanare la propria posizione con un accordo con lo Stato. Certo, il condono potrebbe restare come extrema ratio, qualora i conti non dovessero quadrare.

Di sicuro il condono non rientrerebbe nel ddl sviluppo così come non lo sarà l’altra capitolo che, per ora, resta all’orizzonte: ossia quello delle pensioni. Anche Berlusconi pensa che il paragrafo previdenza prima o poi vada riaperto, facendo parte di una di quelle riforme strutturali che l’Europa ci chiede. E non è escluso che proprio Tremonti sia andato a perorare proprio quella causa nella tana del Carroccio.

L’altro tema affrontato ad Arcore è la tenuta della maggioranza, con le fibrillazioni che da giorni percorrono il partito. Ma su questo versante il Cavaliere continua a essere ottimista, minimizzando le minacce di strappo che provengono da Scajola e gli scajoliani e dall’ex ministro Pisanu.
Il premier pensa che se i malpancisti ci sono, molti malumori sono funzionali alla volontà di continuare ad avere un ruolo preminente all’interno del partito, qualora si andasse alle elezioni. Ma su questo dà carta bianca ad Alfano: «Del partito occupatene tu, Angelino», è il senso del discorso del Cavaliere, favorevole ad allargare la maggioranza ma escludendo ancora una volta che l’inclusione dei centristi possa passare attraverso un suo passo indietro.