«Ipovedenti in metro, qualcosa si muove»

Con riferimento all’articolo apparso il 25 marzo, nella Cronaca di Roma, dal titolo «Sulla linea A rischi per i non vedenti», mi corre l’obbligo di precisare quanto segue. Il fatto che le «piste tattili» siano state installate lungo l’intero sviluppo delle banchine non è un errore, ma è stato espressamente richiesto dalle associazioni dei disabili della vista, dato che tali percorsi guidati debbono servire non soltanto a chi sale sul convoglio, ma anche al non vedente che scende da esso e che per un qualunque motivo può provenire da una carrozza diversa da quella di testa. Anzi, le associazioni hanno chiesto che nelle stazioni in cui qualche tratto di banchina non è stato corredato dalle guide tattili, esse siano estese convenientemente. Abbiamo anche chiesto che alcune mappe a rilievo, poste nella linea B e che presentano errori e non danno ai ciechi indicazioni corrette e complete, siano al più presto sostituite. È pur vero che diverse stazioni della linea A sono ancora sprovviste di segnali tattili, ma dobbiamo anche riconoscere che in data 5 marzo scorso il presidente di Met.Ro. ci ha inviato un cronoprogramma con le scadenze per la messa a norma dell’intera rete, in merito al quale saranno peraltro richieste alcune precisazioni. Anche se la nostra associazione è stata spesso critica nei confronti di Atac e di Met.Ro., esercitando fin dal 1995 pressioni per il raggiungimento di una migliore accessibilità ai servizi da parte di non vedenti e ipovedenti, dobbiamo anche riconoscere che Roma è abbastanza avanti in questo processo di eliminazione delle barriere percettive, molto più di Milano, ad esempio, nella cui metropolitana sono pochissime le stazioni attrezzate e messe in sicurezza.
Per non parlare delle linee di competenza della Regione Lazio, come ad esempio la Roma-Pantano, nelle quali sono state inaugurate negli ultimi anni numerose stazioni in cui mancano del tutto i segnali tattili e in particolare quelli di pericolo, come quelli la cui assenza ha provocato la morte del nostro socio Giampiero Cassio.
(Presidente Assoc. Disabili Visivi)
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Prendiamo atto delle puntualizzazioni di Nardone. Ma ci permettiamo di ricordare che qualche giorno fa, con la sentenza 11960 della IV Sezione penale, depositata il 22 marzo, la Corte di Cassazione ha imposto l’obbligo ai gestori delle metropolitane di realizzare percorsi protetti per i non vedenti in modo che le persone con handicap, anche non solo visivo, possano accedere in maniera protetta e sicura ai convogli dei treni. Evidentemente la Suprema Corte, a differenza delle associazioni che rappresentano i disabili, attribuisce scarsa o nulla rilevanza alle promesse e ai «cronoprogrammi» dei vertici delle aziende di trasporto capitoline. In particolare, la Cassazione ha annullato la sentenza di non luogo a procedere emessa dal Gup di Roma il 5 aprile 2006, nei confronti degli amministratori della Metro Spa. In conseguenza di questa decisione i gestori della Metro dovranno rispondere, per risarcimento danni, innanzi al giudice civile, della morte di Giampiero Cassio.