Ippica, cassandre al bando È ora di pensare al rilancio

Ernesto Cazzaniga*

Riflettendo su proposte volte al rilancio dell’ippica, mi è ritornata in mente un’intervista rilasciata dal Presidente del Consiglio, onorevole Berlusconi, qualche anno fa, che diceva grosso modo così: «Attraversavo un momento non brillante dal punto di vista finanziario delle mie aziende, avevo chiesto un finanziamento importante ad un grosso istituto bancario, non appena ottenuto, oltre a provvedere alle necessità aziendali ho immediatamente acquistato un nuovo aereo privato, rinnovando la flotta dell’azienda». E concludeva così: «Ho reagito alla crisi generale, ed il resto è storia di oggi». Credo che l’ippica deve reagire in modo analogo, non possiamo piegarci su noi stessi e piangerci addosso, ma intervenire con idee, innovazioni e coraggio. D’altra parte, le ultime aste di trotto e di galoppo, aiutate dalla conferma dell’invarianza del montepremi, malgrado i catastrofismi, hanno dato un chiarissimo segnale del senso in cui dobbiamo andare, se vogliamo superare il momento non facile. Quanto sopra per quanto riguarda la nostra parte, l’Unire faccia il resto. La nostra proposta di modifica del calendario classico dei tre anni del trotto, se accolta, andrà certamente verso questa direzione di rivitalizzazione dell’ippica. Noi siamo fabbricanti di sogni e dobbiamo in un certo senso sostenere questi sogni, con i mezzi che abbiamo. Oggi, vorrei fare un’ulteriore proposta in questa direzione: il settore ha sempre vissuto una esperienza dialettica con i gentlemen drivers, i guidatori dilettanti, tra coloro che sostenevano che i gentlemen dovevano sempre e solamente correre con cavalli di proprietà e tra coloro invece che non ritenevano indispensabile questo requisito fondamentale. Ovviamente nel corso degli anni si è stabilito un equilibrio, che pare però, in questi ultimi tempi abbia dato pericolosi segni di sbandamento, per cui abbiamo validi e valorosi gentlemen, che pur avendo al massimo uno o due cavalli di proprietà vincono in un anno decine di corse con cavalli di altri. Naturalmente nulla di scandaloso, però, questa è la mia proposta: in tutte le corse riservate ai gentlemen, fermo restando le attuali proposizioni, si può attuare una decurtazione del 10% del premio vinto, qualora il successo o il piazzamento sia conseguito da un gentleman con un cavallo non di sua proprietà. Di queste somme sarebbe opportuno fare un’analisi approfondita, per un’appropriata destinazione, per l’aumento di alcuni grandi premi ed anche, ove possibile, per una corsa di grande dotazione, da riservare a fine anno agli stessi gentlemen.
Adesso vorrei dare una pacata risposta ad un roboante articolo pubblicato su un quotidiano ippico, inneggiante alla realtà francese, al suo allevamento, piangendo sull’ippica italiana e sui suoi aspetti, a suo dire consumistici e di conseguenza forieri di un avvenire fosco e non favorevole al settore. A mio avviso, nella sua analisi il bravo giornalista ha omesso diverse cosette del tipo: l’ippica francese è un ippica prevalentemente rurale, mentre l’Italia lo è molto meno. Le ragioni sono semplici, l’Italia è un paese con una tradizione agricola in fase calante, per la riduzione dei suoli destinati all’agricoltura, in parte perché infinitamente più scarsi che in Francia ed in parte derivanti dalla conformazione del nostro magnifico paese. Inoltre gli allevatori francesi possono nella vastità del loro territorio beneficiare di oltre trecento ippodromi (a vari livelli), al posto di un paio di dozzine come da noi, e in fondo, ma è la cosa forse più importante, non dispongono di piste inferiori ai milleduecento metri. Da noi invece abbiamo il vanto storico di avere piste che ci rimandano nel migliore dei casi al secolo scorso.
Sono realtà non comparabili e pertanto ogni assunto in tal senso è viziato da elementi di valutazione non omogenei. Noi abbiamo un’ippica diversa, vitale e invidiata da tutti, lo testimoniano i risultati roboanti del Derby-day di Tor di Valle, a cominciare dal primato mondiale sulla media distanza per i tre anni di Fairbank Gi, in 1.13, un record che cancella la prestazione di Varenne del 1998 e nel contempo autorizza l’allevamento italiano a nuovi sogni di gloria.
*Presidente dell’Anact (Associazione nazionale allevatori cavallo trottatore)